Nel gennaio del 2020, il Napoli ha accolto un centrocampista tedesco con un nome speciale, Diego Demme. Il nome è stato un omaggio a Maradona, scelto dal padre calabrese e grande tifoso azzurro. Arrivato dal Lipsia, Demme si è distinto per le sue doti difensive, rimanendo in Italia per quattro anni e mezzo.
La sua avventura si è conclusa con la vittoria di uno scudetto, prima del suo ritorno in Germania con la maglia dell’Hertha Berlino. Nonostante il trionfo, la sua permanenza non ha lasciato un’impronta indelebile nei ricordi dei tifosi.
Ritiratosi dal calcio giocato, l’ex centrocampista ha concesso un’intervista al podcast tedesco “Behind the Athletes”, dove ha condiviso ricordi e riflessioni sulla sua esperienza italiana. Uno dei punti più discussi ha riguardato le strutture di allenamento. “Rispetto a Lipsia il centro sportivo era mini, forse come quello di un club di terza serie qui in Germania”, ha affermato.
Demme ha descritto nel dettaglio le mancanze strutturali: “C’erano tre campi, una palestra e uno spogliatoio piccolissimi. Mancava tutta l’organizzazione intorno, dovevi arrangiarti da solo”. Ha poi aggiunto un aneddoto sulle abitudini: “Arrivavi mezz’ora prima dell’allenamento, mentre in Germania si arriva sempre un’ora e mezza prima”.
Il trasferimento in Italia è stato rapido e inaspettato. “Il 3 gennaio sono rientrato in Germania e il mio procuratore mi ha chiamato per dirmi dell’interesse del Napoli”, ha raccontato. Inizialmente restio a lasciare Lipsia, dove si trovava molto bene, ha cambiato idea di fronte alla determinazione del club. “L’agente mi ha detto: ‘No, devi andare subito. Gattuso è carico e ti vuole'”.
La figura di Rino Gattuso è stata decisiva. “Era il mio idolo d’infanzia, quindi mi sono convinto, ma quando ho lasciato Lipsia ho pianto”, ha confessato Demme. Secondo il tedesco, l’allenatore ha visto in lui le sue stesse qualità da giocatore: mentalità e aggressività. “Alla prima partita mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha abbracciato. Ha un’energia tale che ti fa entrare in campo come un gladiatore”.
L’intervista ha toccato anche aspetti della vita privata, come l’impatto con la cultura culinaria partenopea. “A Lipsia ero molto attento all’alimentazione, ero vegano da un anno e volevo continuare su quella strada”, ha spiegato. Le sue abitudini si sono però scontrate con la realtà locale.
“Al primo bar ho ordinato un latte d’avena e mi hanno guardato straniti”, ha ricordato con un sorriso. L’esperienza è durata poco. “Dopo una settimana ho chiuso con il mondo vegano: ho ricominciato a mangiare carne, pesce, latte… e ovviamente la mozzarella”.
Infine, il giocatore ha parlato del suo ritiro forzato dal calcio, avvenuto dopo l’esperienza all’Hertha Berlino, in seconda divisione tedesca. La causa è stata una serie di gravi infortuni. “Due commozioni cerebrali mi hanno messo completamente fuori gioco, non solo nel calcio ma anche a livello mentale e nella vita privata”, ha rivelato.
La decisione di appendere gli scarpini al chiodo è stata una conseguenza diretta di questi problemi fisici. “Credo che senza quegli infortuni, forse giocherei ancora per l’Hertha”, ha concluso con amarezza.





