Napoli. Scomparso nel nulla da quattro anni. ‘Il corpo è seppellito nei giardinetti’

L’appello della madre di Enco Vitulli: “Ora abbiamo una traccia da seguire, servono altri dettagli per capire dove scavare. Sappiamo che è stato sepolto vicino a una panchina ai Sette Palazzi”

NAPOLI – C’è una traccia e porta al rione dei Sette Palazzi. Enco Vitulli sarebbe stato sepolto “vicino a una panchina, dove giocano i bambini” in un parco pubblico. La madre lancia un appello per avere altri indizi, perché “ci sono troppe aree pubbliche con queste caratteristiche – racconta al telefono Brankica Petrusic – non sappiamo dove andare a scavare”. Ma non si è data per vinta. Anzi. “Siamo già andati là per parlare con i suoi amici, molti non si fanno trovare. Però ora sappiamo che lui è scomparso qui. E siamo quasi certi che il suo corpo sia stato sepolto non lontano”. Poi con un filo di voce: “Qualunque cosa abbia fatto, vorrei solo portargli dei fiori e piangere. Sono molto stanca”. Intanto gli investigatori cercano il ragazzo da quattro anni. Scomparso. “Purtroppo nessuno ha visto niente – continua la madre – dove l’hanno gettato, o sepolto. Voglio solo sapere. Finora abbiamo avuto indizi sul luogo, dove potrebbe essere il corpo. Ma servono altre informazioni, per capire dove cercare. Di certo è a Secondigliano. Ai Sette Palazzi. Negli ultimi tempi era sempre lì. Qui c’è una panchina dove giocano i bambini. E’ l’unica pista che abbiamo. E qui sarebbe sepolto. In un parco pubblico. Ha visto qualcosa che non doveva vedere, o fatto qualcosa di sbagliato. Ci sono due, o tre ipotesi sul tavolo”. Quando lo ha visto l’ultima volta? “L’11 marzo di quattro anni fa. La mattina presto era venuto da me a San Giovanni a Teduccio. Lui abitava a Scampia, era fidanzato da sette anni con una ragazza del quartiere. Aveva avuto una figlia dalla sorella. Mi disse ‘mamma me ne voglio andare da qua’. Quella mattina era nervoso. Era agitato: aveva il naso rotto e lividi sul viso, mani graffiate. Voleva andare dal papà a Brindisi. Così aveva preparato la valigia. Io gli chiesi cosa avesse fatto per avere quei lividi. Mi rispose in maniera ruvida e non aggiunse nulla. Prese l’autobus 255 per tornare a Secondigliano. Poi al parcheggio Brin l’R-5. Non l’ho più visto”.
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