Ilie Nastase, il primo numero uno nella storia della classifica Atp computerizzata, ha ripercorso la sua carriera al Festival dello Sport di Trento. Soprannominato “Nasty” per il suo carattere irriverente, l’ex campione rumeno ha condiviso aneddoti e opinioni taglienti, confermando la sua fama di personaggio “sopra le righe”.
“Sono ricordato perché facevo casino, ma se fai solo quello non basta: devi vincere e io vincevo”, ha spiegato Nastase. Ha raccontato di un episodio a Parigi in cui a uno spettatore che gli urlava “tu fai cinema”, lui rispose al microfono: “Idiota, io faccio teatro”. Ha ammesso che con le regole attuali avrebbe ricevuto multe ancora più severe.
Passando al tennis contemporaneo, ha espresso il suo parere su Jannik Sinner: “Se oggi hai un buon servizio e ti muovi bene, non ti serve molto altro. Lui è fortissimo così com’è”. Tuttavia, per Nastase il più grande resta Rafael Nadal: “Vincere 14 volte a Parigi vale di più di qualsiasi altro Slam”.
L’ex tennista ha mostrato scetticismo verso la moda dei “super coach”, sostenendo che in campo è il giocatore a dover leggere la partita. Ha ricordato come ai suoi tempi lui e Ion Tiriac facessero tutto da soli, dagli allenamenti ai contratti. Si è detto invece felice per i guadagni attuali dei tennisti, pur dispiacendosi per le leggende del passato come Rod Laver.
La sua carriera è stata un susseguirsi di episodi memorabili. Ha raccontato della rivalità in doppio con Jimmy Connors, che a un certo punto gli chiese di non allenarsi più insieme perché non sopportava i suoi scherzi in campo. Ha poi ricordato una storica partita contro John McEnroe agli US Open del 1979, segnata da proteste continue e l’intervento della polizia.
Non sono mancati i divertenti aneddoti legati ad Adriano Panatta. A Montecarlo, ha raccontato di come l’amico italiano fermò le auto e impose una deviazione per evitare un gatto nero. Nastase si vendicò al Roland Garros: pagò per avere un gatto nero, lo nascose nella borsa e lo liberò in campo prima di un doppio contro Panatta e Bertolucci. “Abbiamo vinto 6-0, 6-1”, ha chiosato.
Tra i ricordi più iconici, quello della “racchetta spaghetti” del 1977, un’incordatura che imprimeva effetti imprevedibili alla palla. Ha anche menzionato la finale di Wimbledon ’76 persa contro Björn Borg, definito “una macchina”. “Dopo la partita ho saltato la rete e gli ho dato un bacio, nessuno lo farebbe oggi”, ha aggiunto.
La passione resta il motore di tutto. “Ho avuto la fortuna di nascere vicino a un campo da tennis. L’ho amato subito. Se non ami questo sport, non arrivi”. Dopo una breve parentesi politica, ora Nastase sta pensando a un museo per conservare i suoi cimeli.









