Nazionale: Gabbiadini si ritira e racconta il passato

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Cronache Mercato
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Manolo Gabbiadini ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato lo scorso dicembre, a soli 34 anni, aprendo un nuovo capitolo della sua vita. In una recente intervista, l’ex attaccante ha condiviso le sue riflessioni, mostrando una serenità sorprendente e tracciando un bilancio di una carriera ricca di emozioni.

“Senza il calcio sono sereno”, ha dichiarato, spiegando come questa pace interiore derivi anche da un periodo finale di carriera non semplice. “Gli ultimi due anni non li avevo vissuti bene a causa dei troppi infortuni”. Questa difficoltà fisica ha reso la decisione di smettere meno traumatica del previsto. Contrariamente a chi temeva potesse annoiarsi lontano dal campo, ha trovato una nuova dimensione: “Posso seguire meglio i miei bambini e dedicarmi alla famiglia”.

Nel ripercorrere le tappe principali del suo percorso, ha definito la scelta di trasferirsi al Napoli come una decisione che rifarebbe senza esitazione. “Come fai a dire di no al Napoli? Mi volevano a tutti i costi”. I primi sei mesi in maglia azzurra sono stati esplosivi, caratterizzati da una notevole vena realizzativa. Il suo addio è stato poi facilitato dalla mossa della Sampdoria, che aveva già individuato in Luis Muriel il sostituto ideale, una soluzione che ha accontentato tutte le parti coinvolte.

L’esperienza in Premier League con la maglia del Southampton ha lasciato un segno profondo. “In Inghilterra è stato fantastico, è il campionato più bello del mondo”, ha raccontato, sottolineando l’incredibile passione con cui i tifosi vivono il calcio. Quel periodo ha rappresentato una crescita importante sia a livello professionale che umano, un’avventura di cui si è detto “molto contento”.

Il legame con la Sampdoria si è rivelato duraturo e speciale. Quando si è presentata l’opportunità di tornare a Genova, non ha avuto dubbi. “Appena ho ricevuto la proposta, ho accettato subito. Sapevo che sarei stato bene”, ha spiegato, evidenziando come l’ambiente blucerchiato fosse per lui una seconda casa, un luogo sicuro in cui esprimersi al meglio.

Uno dei momenti più difficili della sua carriera è legato indissolubilmente alla Nazionale e alla mancata qualificazione al Mondiale 2018. “Quell’Italia-Svezia fu tosta da digerire”, ha ammesso con sincerità. Il rammarico per non essere riuscito a segnare un gol che avrebbe potuto cambiare il destino degli Azzurri è ancora vivo. Assumendosi le proprie responsabilità, ha aggiunto: “Dovevo fare qualcosa in più, non mi piace scaricare le colpe su altre persone”.

Nonostante il peso di quella delusione, ha raccontato di aver saputo solo due giorni prima che sarebbe partito titolare, ma ha ribadito un concetto fondamentale: “Quando vesti l’azzurro devi essere sempre pronto, che sia per un minuto, dieci o novanta”. La ferita è stata in parte sanata anni dopo, nel 2022, grazie a una chiamata inaspettata da parte del CT Roberto Mancini. “È stata una convocazione bellissima, il modo migliore per superare il brutto ricordo contro la Svezia” e chiudere in modo positivo il suo rapporto con la maglia azzurra.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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