NOMI E FOTO. Imprenditore sequestrato e pestato: 9 fermi tra Marcianise, Maddaloni, Casal di Principe e…

432
In alto da sinistra Francesco Argenziano, Andrea Menditti e Lorenzo Smeragliuolo. In basso da sinistra Fabrizio Menditti, Pasquale Apicella e Pasquale Corvino
In alto da sinistra Francesco Argenziano, Andrea Menditti e Lorenzo Smeragliuolo. In basso da sinistra Fabrizio Menditti, Pasquale Apicella e Pasquale Corvino

MARCIANISE – C’è tutta la grammatica mafiosa: la violenza, la pretesa di denaro, la pressione sulla vittima, il coinvolgimento di più ambienti criminali e il carcere che, secondo l’accusa, sarebbe stato ancora una volta luogo da cui far partire ordini, messaggi e intimidazioni. È il quadro messo nero su bianco nell’indagine condotta dalla Squadra mobile di Caserta e coordinata dal pm Alfredo Gagliardi della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri.

L’inchiesta ha spinto la Procura partenopea a disporre un decreto di fermo nei confronti di nove indagati: Francesco Argenziano, 49 anni, di Casapulla; Cuono Domenico Buonavolontà, 32 anni, e Pasquale Campolattano, 44 anni, entrambi di Maddaloni; Carmine Derrotti, 34 anni, domiciliato a Caivano; i recalesi Andrea Menditti, 51 anni, Fabrizio Menditti, 47 anni, e Antonio Rosato, 50 anni; Lorenzo Smeragliuolo, 38 anni, e Marco Varletta, 45 anni, entrambi di Marcianise. Il provvedimento sarà ora sottoposto alla valutazione del Tribunale. Nell’inchiesta risultano coinvolti a piede libero anche Marco Albertini, 47 anni, di Napoli, Pasquale Apicella, 58 anni, e Pasquale Corvino, 40 anni, entrambi di Casal di Principe.

Tutti i 12 indagati – nei confronti dei quali è stato disposto anche un decreto di perquisizione, finalizzato alla ricerca di ulteriori elementi utili all’attività investigativa – devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesantissime: tentata estorsione, sequestro di persona, lesioni, rapina e armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il cuore dell’indagine è una presunta richiesta estorsiva ai danni di un imprenditore attivo nel settore delle auto e degli orologi di lusso. Secondo la Dda, all’uomo sarebbe stata chiesta una somma inizialmente quantificata in 600mila euro, presentata come un credito vantato nei suoi confronti. Il presunto motore della richiesta, per gli investigatori, sarebbe stato Carmine Derrotti, broker di auto di lusso con contatti in Germania. Negli atti viene descritto come il soggetto che avrebbe determinato e sollecitato le pretese estorsive, servendosi di più intermediari. Lorenzo Smeragliuolo e Marco Varletta vengono indicati come emissari e ambasciatori delle richieste. Non solo: Derrotti, secondo la Procura, avrebbe chiesto l’intervento anche di Pasquale Corvino e Pasquale Apicella ‘o bellomm, ritenuti vicini ad ambienti mafiosi e chiamati in causa per rappresentare l’interesse dei Casalesi al buon esito della vicenda.

La ricostruzione della Dda allarga poi il raggio anche all’area di Marcianise e Recale. I fratelli Andrea e Fabrizio Menditti vengono indicati come soggetti chiamati a intervenire nella vicenda rappresentando, secondo l’accusa, il clan Belforte. È in questo quadro che si inserirebbe il ruolo attribuito ad Argenziano: sarebbe stato lui, secondo gli atti, a fare da tramite per la convocazione della vittima presso l’abitazione dei Menditti, a Recale, finalizzata a una videochiamata con un soggetto ristretto in carcere.

Gli investigatori ricostruiscono diversi passaggi. Il 25 novembre 2025 Smeragliuolo e Varletta si sarebbero presentati a Santa Maria Capua Vetere, presso l’abitazione dell’imprenditore. Attraverso il citofono, con tono ritenuto intimidatorio, gli avrebbero detto: “Scendi che ti dobbiamo parlare un poco”. Nei giorni vicini all’Immacolata del 2025, invece, Corvino avrebbe contattato la persona offesa per consentire ad Apicella di rivolgerle direttamente una comunicazione minacciosa: “Tieni un problema a Casale, quando ci possiamo vedere?”. A quella frase sarebbe stato aggiunto un riferimento preciso: “Per la questione di quell’auto di Carmine”.

Ad aprile 2026, sempre secondo la Procura, Argenziano si sarebbe recato nella concessionaria dell’imprenditore e gli avrebbe intimato di presentarsi presso l’abitazione di uno dei fratelli Menditti. L’obiettivo, per gli inquirenti, sarebbe stato quello di metterlo in contatto tramite videochiamata con un soggetto detenuto in una struttura carceraria non meglio specificata. In quell’occasione, sempre secondo l’accusa, alla vittima sarebbe stato contestato di non essersi adeguata alla convocazione ricevuta: “Quelli ti hanno mandato a chiamare e tu non ti sei presentato”. Poi un’ulteriore frase dal sapore minaccioso: “Fai come vuoi tu”. L’incontro, però, non si sarebbe concretizzato per circostanze indipendenti dalla volontà degli indagati.

Accanto alla presunta estorsione, la Dda contesta anche un episodio di sequestro di persona. Stellato sarebbe stato pedinato e poi bloccato mentre era a bordo del proprio veicolo. Secondo il decreto, sarebbe stato costretto a salire su una Fiat Punto bianca, immobilizzato con fascette, incappucciato e portato nei pressi del cimitero di San Prisco. Qui sarebbe stato minacciato con armi e colpito con schiaffi, pugni e cazzotti. Questa condotta viene attribuita a Derrotti, ai fratelli Menditti, a Campolattano, Buonavolontà, Rosato e Albertini.

Per la Dda, le condotte contestate avrebbero avuto una precisa connotazione mafiosa. Non solo per la violenza esercitata, ma per il ricorso a modalità ritenute tipiche dell’intimidazione camorristica: convocazioni, emissari, riferimenti ai clan, messaggi dal carcere, aggressioni e richieste di denaro. Un sistema di pressioni che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto costringere l’imprenditore a pagare e piegarne la volontà evocando il peso dei Casalesi e dei Belforte. La parola passa ora al giudice, chiamato a valutare il provvedimento eseguito nelle scorse ore. Nel collegio difensivo, tra i legali impegnati, gli avvocati Nello Sgambato, Carlo De Stavola e Ferdinando Letizia.

Arresti 9 giugno 2026
Arresti 9 giugno 2026

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome