NAPOLI – A distanza di oltre diciassette anni dall’omicidio di Mariano Bacioterracino ai Vergini nel rione Sanità, arriva una svolta giudiziaria con la Direzione Distrettuale Antimafia e con le indagini dei carabinieri della compagnia Vomero. Il provvedimento restrittivo, eseguito ieri mattina con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per le indagini preliminari, ha colpito due uomini: da un lato il trentanovenne Ciro Culiersi, il quale era tornato in libertà da appena undici giorni dopo aver scontato una precedente condanna, e dall’altro il quarantasettenne Oscar Pecorelli, ritenuto una figura di spicco del clan Lo Russo, già ristretto in regime di carcere duro, detto ‘malomm’. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma e dai magistrati della Procura, a Culiersi viene contestato il ruolo di conducente del ciclomotore utilizzato per trasportare sul luogo del delitto l’effettivo esecutore materiale dell’omicidio, un killer spietato il cui volto e la cui identità rimangono ancora oggi avvolti nel mistero e non ancora identificato, mentre a Pecorelli è stata attribuita l’accusa di essere stato l’ideatore e l’organizzatore del piano omicidiario, curandone la preparazione logistica e i collegamenti tra le diverse fazioni criminali coinvolte.
La riapertura di un fascicolo così complesso, segnato in passato anche dalle assoluzioni per altri soggetti come il presunto sicario originariamente indicato nelle prime fasi investigative, è stata resa possibile grazie a un imponente lavoro di riscontro e all’acquisizione di nuove e decisive dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, tra cui un pentito le cui rivelazioni chiave sono state avviate a febbraio di quest’anno. Sotto il profilo del movente, le indagini della Dda hanno permesso di inquadrare l’omicidio di Mariano Bacioterracino all’interno di una potenziale complessa trama di rapporti e alleanze tra clan dell’area metropolitana, riconducendo la causa scatenante dell’agguato a una possibile vendetta trasversale maturata per punire il presunto ruolo che la vittima avrebbe avuto, decenni prima e precisamente negli anni Settanta, nell’omicidio del boss di Afragola Gennaro Moccia, una posizione per cui lo stesso Bacioterracino era stato in passato accusato e successivamente assolto in via definitiva. Ma torniamo ai fatti di oggi e al delitto in via dei Vergini.
Stando alla ricostruzione della Procura, l’azione delittuosa, consumata con colpi di pistola alla testa e ai polmoni che non lasciarono scampo all’uomo, avrebbe visto la cooperazione sinergica e strutturata di più sodalizi operanti sul territorio, tra cui l’alleanza tra il gruppo dei Sacco-Bocchetti e la forte compartecipazione logistica del clan Lo Russo, che all’epoca dei fatti esercitava un controllo egemone e incontrastato nel quartiere Sanità. I due indagati, insieme a una terza persona nel frattempo deceduta e ad altri complici ancora al vaglio degli inquirenti, dovranno ora rispondere del reato di omicidio aggravato dal metodo mafioso, sebbene per entrambi viga rigorosamente il principio della presunzione d’innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.













