NOMI E FOTO. Presunta estorsione da 100mila euro a due imprenditori, quattro condanne a Villa Literno

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Raffaele Della Volpe e Sebastiano Iannone
Raffaele Della Volpe e Sebastiano Iannone
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VILLA LITERNO – Non un’estorsione consumata, ma soltanto tentata, almeno per una parte delle condotte contestate. Con questa riqualificazione del reato, la sesta sezione penale della Corte d’appello di Napoli ha alleggerito le condanne inflitte in primo grado a Raffaele Della Volpe, 64enne di Aversa, storico esponente del clan dei Casalesi, e ad altri tre imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli su una presunta richiesta estorsiva da 100mila euro ai danni di due imprenditori.

I giudici partenopei hanno rideterminato la pena per Della Volpe in 4 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione, oltre a 4.888,88 euro di multa. Francesco Saverio Pirozzi, 63enne di Trentola Ducenta, è stato condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di carcere e a 3.111,11 euro di multa. Pena più bassa per Sebastiano Iannone, 52enne di Villa Literno, che ha ottenuto 3 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione, oltre a 4.400 euro di multa. Luciano Esposito, 55enne di Trentola Ducenta, che ha concordato la pena con la Procura generale, ha incassato una condanna a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di carcere e a 4.600 euro di multa.

La Corte ha inoltre assolto Della Volpe e Pirozzi dall’accusa di danneggiamento seguito da incendio e da una parte delle contestazioni estorsive, perché il fatto non sussiste. In particolare, l’assoluzione riguarda i fatti contestati ai danni di G. e N.M., mentre la riqualificazione dell’estorsione da consumata a tentata si riferisce alle condotte ai danni di G.D.R..

Al centro dell’attività investigativa, coordinata dalla Dda di Napoli e condotta dai carabinieri di Casal di Principe, c’è una presunta estorsione da 100mila euro, maturata nell’ambito di un prestito concesso a due imprenditori. Secondo la ricostruzione accusatoria, Iannone avrebbe prestato ai due uomini d’affari 45mila euro, destinati a finanziare alcune iniziative edilizie a Venezia. La somma avrebbe dovuto essere restituita con una maggiorazione di 55mila euro, raggiungendo così i 100mila euro complessivi. Un’operazione che, secondo gli inquirenti, avrebbe configurato un prestito a tassi usurari.

I due imprenditori, però, si sarebbero trovati in difficoltà economiche, non riuscendo a rispettare gli accordi. A quel punto, stando alla tesi della Dda, Iannone avrebbe preteso la cessione gratuita di un negozio acquistato dalle presunte vittime a Venezia, come saldo del debito. Di fronte al loro rifiuto, il liternese si sarebbe rivolto a Della Volpe per ottenere il pagamento della somma richiesta. Sarebbero stati così organizzati alcuni incontri alla presenza di Della Volpe e di altri soggetti ritenuti vicini al clan dei Casalesi, con l’obiettivo di esercitare pressioni sui due imprenditori. Le riunioni, tuttavia, non avrebbero prodotto i risultati sperati.

Secondo l’originaria ricostruzione accusatoria, alle pressioni sarebbero seguiti anche episodi incendiari ai danni di alcune automobili. Le vetture prese di mira, ritenute erroneamente appartenenti agli imprenditori, erano in realtà di proprietà di persone estranee alla vicenda. Dopo questi episodi, le presunte vittime avrebbero consegnato una prima somma di 5mila euro. Su tali contestazioni è però intervenuta la decisione della Corte d’appello, che ha assolto Della Volpe e Pirozzi dal reato di danneggiamento seguito da incendio, perché il fatto non sussiste.

L’inchiesta aveva portato a contestare agli imputati l’estorsione aggravata dal metodo mafioso, mentre a Iannone era stata attribuita anche l’accusa di usura. La Corte d’appello, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, ha riqualificato come tentata la condotta estorsiva relativa ai fatti commessi ai danni di G.D.R., rideterminando le pene. la continuazione interna al capo relativo all’estorsione, limitatamente alle condotte riguardanti la stessa persona offesa.

Nel collegio difensivo gli avvocati Nicola Marino, Gaetano Laiso, Mario Griffo, Mirella Baldascino e Massimo D’Errico. La decisione non è definitiva e resta ferma la presunzione di innocenza fino all’eventuale passaggio in giudicato della sentenza.

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