AFRAGOLA – Trent’anni ad Antonio Moccia, 24 ad Angelo, 21 a Luigi e 16 a Gennaro, figlio di Angelo. Sono le condanne più pesanti inflitte nel processo di primo grado che ha ricostruito le attività e gli assetti del clan Moccia, al termine di un dibattimento durato quattro anni e mezzo, con quasi cento udienze e oltre quaranta imputati. La sentenza è arrivata dopo cinque giorni di camera di consiglio, nell’aula 114 del tribunale, blindata per l’occasione. Un’attesa carica di tensione, culminata anche nel gesto di una persona che ha colpito con un pugno il vetro blindato.
I giudici della settima sezione penale, presieduta da Donnarumma con Ciambellini a latere, hanno pronunciato una lunga serie di condanne. Oltre ai quattro esponenti della famiglia Moccia, sono stati condannati Pasquale Credendino, Francesco Damiano, Massimo Malinconico, Antonio Nobile e Claudio Piscitelli a 16 anni ciascuno; Francesco Favella e Angelo Piscopo a 17 anni; Giovanni Esposito, ’o studente, a 18 anni e sei mesi; Gennaro Rubiconti a 18 anni; Francesco Di Sarno a 20 anni e Filippo Iazzetta, cognato dei tre fratelli Moccia (è il marito della sorella di Luigi, Angelo e Antonio), a 21 anni.
Clan Moccia, le altre condanne
Pene più contenute per altri imputati: Pietro Chirico è stato condannato a 6 anni, Angelo Esposito a 6 anni e 6 mesi, Manlio Esposito a 6 anni, Salvatore Fallico a 3 anni e 3 mesi e Stefano Deodato a 2 anni. A Rosa Aubry, Luca Chierchia, Fiora Ciotola e Maria Mosella sono stati inflitti 2 anni e 8 mesi ciascuno. Sette, invece, le assoluzioni: quelle di Claudio Abbondandolo, Gabriele Coppeta, Eleonora Mangia, Francesco Pirozzi, Vincenzo Tucci, Ferdinando Vitale e Benito Zanfardino. Per loro il procedimento si è concluso senza condanna. Il verdetto chiude una fase processuale particolarmente lunga e complessa, avviata dopo il rinvio a giudizio del 2022. Nel maggio scorso, le pubbliche ministere Ida Teresi e Ivana Fulco avevano chiesto condanne per oltre 400 anni complessivi.
Le richieste dell’accusa
Le richieste dell’accusa sono state quindi sottoposte alla valutazione del collegio giudicante, che ha deciso dopo cinque giorni di deliberazione. La vicenda giudiziaria era stata segnata anche dalla scarcerazione, nell’estate del 2025, di diversi imputati per la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare. Tra questi figuravano Antonio, Angelo e Luigi Moccia, Gennaro Moccia e altri accusati. Un provvedimento che riguardava esclusivamente i termini della detenzione preventiva e che non rappresentava una decisione sul merito delle accuse. La sentenza pronunciata in aula è di primo grado e non è definitiva: le responsabilità riconosciute dal tribunale potranno essere sottoposte al vaglio dei successivi gradi di giudizio.











