False invalidità, la Procura rilancia l’accusa: chiesti quattro arresti e l’interdizione per 10 professionisti. L’appello al Riesame

Inchiesta sui certificati medici tarocchi per ottenere sussidi dall’Inps. La Procura di Napoli Nord contesta la decisione del gip

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I fratelli Riccardo, Vincenzo e Gianluca Simeone. La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari soltanto per Vincenzo e Gianluca.
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CASAL DI PRINCIPE – Le misure cautelari disposte dal gip sarebbero troppo blande rispetto alla gravità delle condotte contestate e al rischio che gli indagati possano ripeterle. È la convinzione della Procura di Napoli Nord, che ha presentato appello al Tribunale del Riesame nell’inchiesta sul presunto sistema di false certificazioni mediche utilizzate per ottenere dall’Inps il riconoscimento dell’invalidità civile. I pubblici ministeri Giovanni Corona, Mariacristiana Bonomo e Giulia Basile chiedono di rivedere l’ordinanza e applicare provvedimenti più restrittivi.

In particolare, chiedono gli arresti domiciliari per Vincenzo Simeone, 50enne, il fratello Gianluca, 36enne, entrambi di Casal di Principe, Iolanda Di Caterino, 29enne di San Cipriano d’Aversa, e Antonio Cantile, 41enne residente a Trentola Ducenta, ex consigliere comunale. Per i primi tre il gip aveva disposto l’interdizione per dodici mesi dall’attività di assistenza fiscale e previdenziale e da quella svolta nei Caf o in strutture analoghe. Una misura che, secondo la Procura, non sarebbe sufficiente a impedire nuove condotte illecite. Per Cantile, invece, la richiesta cautelare era stata respinta.

L’appello riguarda anche diversi professionisti

L’appello riguarda anche diversi professionisti coinvolti nell’indagine. I pm chiedono la sospensione dall’incarico di consulente tecnico dell’autorità giudiziaria e il divieto di esercitare la professione medica per Paolo Nappa, 70 anni, Raffaele Iorio, 61 anni, Antonio Marsilio, 71 anni, Alfredo Pede, 52 anni, Francesco Di Mauro, 38 anni, Francesco Buniello, 40 anni, Gennaro De Luca, 70 anni, Raffaella Chianese, 63 anni, e Rocco Pisano, 54 anni. Sollecitata inoltre l’interdizione dall’esercizio della professione forense per Nataliya Mykhaylyuk, 42enne, collaboratrice di Cantile.

Il nodo principale dell’impugnazione riguarda l’esistenza della presunta associazione per delinquere. Il gip aveva ritenuto insufficienti gli elementi per dimostrare una struttura stabile, autonoma rispetto ai singoli episodi di falsificazione. Di diverso avviso la Procura, secondo cui il Caf di Casal di Principe sarebbe stato utilizzato come una vera e propria organizzazione per confezionare certificati medici falsi, poi prodotti nei ricorsi giudiziari contro l’Inps.

Nella ricostruzione accusatoria, Vincenzo Simeone avrebbe avuto il ruolo di promotore, Di Caterino quello di reperire la documentazione contraffatta, mentre Gianluca e Riccardo Simeone avrebbero svolto funzioni operative. Gli avvocati Andrea Cantiello, Antonio Cantile e Giuseppe Fabozzi avrebbero invece collaborato, secondo l’accusa, alla gestione delle pratiche, raccogliendo i mandati dei richiedenti e contribuendo al presunto sistema di false certificazioni. Per i magistrati, la misura interdittiva presenta una contraddizione: se la chiusura del Caf non basta a scongiurare il rischio di nuovi reati, neppure il divieto di lavorare nel settore garantirebbe tale risultato. Gli indagati, sostengono i pm, potrebbero continuare a predisporre certificazioni false anche attraverso altre strutture.

I documenti trovati nel computer

Un altro punto dell’appello riguarda Cantile. La Procura contesta al gip di aver sottovalutato il ritrovamento, nel computer del legale, di documenti medici modificabili, alcuni dei quali corrispondenti a certificati risultati falsi e utilizzati nei procedimenti previdenziali. Per l’accusa, questi elementi, insieme ai rapporti con gli operatori del Caf, dimostrerebbero un coinvolgimento consapevole nelle presunte frodi. Analoghe critiche vengono mosse alla valutazione delle posizioni dei consulenti medici. Secondo i pm, avrebbero avallato richieste di invalidità basate su certificazioni contenenti anomalie ed errori tali da farne sospettare la falsità. Il gip aveva invece ritenuto insufficienti gli indizi per adottare le interdizioni richieste. Ora sarà il Riesame a valutare l’impugnazione e stabilire se confermare o modificare il quadro cautelare. Le udienza hanno preso il via a settembre.

Ieri si è tenuta un’altra udienza davanti al Tribunale del Riesame, con rinvio a novembre. Le accuse restano ipotesi investigative e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. Tra i difensori figurano gli avvocati Giovanni Cantelli, Generoso Grasso, Costantino Puocci e Alfonso Quarto.

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