Nucleare: smantellamento lento, costi a 11 miliardi

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Costi nucleare
Costi nucleare

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha lanciato un allarme sulla gestione dello smantellamento nucleare in Italia. In una memoria depositata in Parlamento, l’ente ha evidenziato costi più che raddoppiati, ritardi strutturali e una questione ancora irrisolta: la localizzazione del Deposito nazionale per le scorie radioattive.

Il costo totale per il solo decommissioning degli impianti è salito a circa 11 miliardi di euro. L’aggiornamento del Piano a vita intera, redatto nel 2025 dalla società statale Sogin, responsabile del programma, ha registrato un aumento di 2,8 miliardi di euro rispetto alle stime precedenti e uno slittamento di dieci anni per la conclusione delle attività.

Dopo oltre vent’anni dall’avvio del processo, l’avanzamento complessivo dei lavori è fermo al 32% dell’intera commessa. Finora, le attività di dismissione hanno già pesato per circa 5 miliardi di euro, coperti tramite le bollette elettriche e il bilancio dello Stato. Per raggiungere l’obiettivo del “prato verde”, ovvero il completo ripristino dei siti, serviranno almeno altri 6 miliardi di euro.

Un nodo cruciale che blocca l’intero processo è il forte ritardo nell’individuazione del sito per il Deposito nazionale. Senza una struttura di stoccaggio definitiva, il rientro dei rifiuti vetrificati inviati all’estero per il riprocessamento non può essere completato. Sogin ha previsto che la realizzazione del deposito slitterà probabilmente al 2041.

Il rinvio ha conseguenze economiche dirette e non riguarda solo le scorie delle vecchie centrali. Secondo le stime più recenti, circa il 40% del volume dei rifiuti radioattivi da stoccare nel Deposito nazionale deriverà da attività mediche, industriali e di ricerca. Il ritardo, quindi, sta compromettendo la gestione complessiva dei rifiuti radioattivi del Paese.

Nella sua analisi, la stessa Arera ha ammesso che la propria azione di regolazione si è rivelata di “limitata efficacia”. Nonostante l’introduzione di meccanismi di premi e penalità e di un testo integrato specifico (Tidecn), i risultati non sono stati soddisfacenti. Le continue ripianificazioni dei programmi da parte di Sogin hanno di fatto indebolito, se non neutralizzato, l’efficacia dei controlli.

La memoria dell’Autorità ha messo in luce anche le inefficienze interne a Sogin. Sono state segnalate difficoltà operative continuative e un frequente avvicendamento dei vertici aziendali. Questa instabilità ha inciso negativamente sulla programmazione strategica e sulla continuità delle politiche industriali, rendendo difficile distinguere le responsabilità esterne da quelle interne.

In conclusione, Arera ha richiesto una “svolta” nella gestione dell’intero programma di decommissioning. L’Autorità ha sostenuto che, prima di ipotizzare qualsiasi nuovo sviluppo nel settore atomico, è indispensabile creare una governance unitaria. Solo un nuovo modello di gestione potrà riportare il processo entro tempi certi e costi controllati.

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