La ricerca scientifica ha compiuto passi avanti significativi nello sviluppo di vaccini terapeutici contro il cancro. I risultati delle sperimentazioni più recenti sono molto incoraggianti e si stima che le prime approvazioni per terapie basate su RNA messaggero o neoantigeni possano arrivare entro i prossimi due anni.
Il progresso più noto riguarda il vaccino personalizzato per il melanoma, sviluppato da Moderna e Merck. La sperimentazione di fase 2, su pazienti con tumore in stadio avanzato già asportato, ha mostrato una riduzione del 49% del rischio di morte o recidiva a cinque anni dal trattamento, se combinato con l’immunoterapia. Questo approccio innovativo utilizza la firma genetica del tumore per addestrare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule maligne. L’ostacolo principale, qualora superasse tutte le fasi, rimarrebbe il costo, stimato attorno ai 200.000 dollari a trattamento.
Le novità non si limitano al cancro della pelle. Per il tumore al pancreas, uno dei più aggressivi, un vaccino personalizzato sviluppato da BioNtech e Genentech ha mostrato di poter abbattere il rischio di recidiva post-intervento. Nel campo dei tumori cerebrali, la sperimentazione più avanzata riguarda il glioblastoma, con un vaccino a RNA messaggero testato dall’Università della Florida che ha generato una buona risposta immunitaria.
Al congresso dell’American Association for Cancer Research di San Diego sono stati presentati ulteriori dati positivi per i tumori di testa, collo e pancreas, soprattutto nel prevenire le ricadute. Per il tumore al colon, l’Università di Pittsburgh sta sperimentando un vaccino preventivo su persone con polipi avanzati, che ha portato a una riduzione del 38% delle recidive.
Anche sul fronte diagnostico ci sono importanti innovazioni. Per il cancro al seno lobulare, una nuova tecnica di imaging si è dimostrata più efficace dei metodi tradizionali nel localizzare le cellule tumorali. Per il cancro alla vescica, è in fase di sviluppo un test non invasivo basato su un semplice campione di urina, che potrebbe sostituire le dolorose procedure attuali. Infine, l’Università di Oxford ha ricevuto nuovi fondi per sviluppare un vaccino preventivo contro il carcinoma ovarico.
Questi progressi si inseriscono nel più ampio campo dell’immunoterapia, che si è già affermata come un’arma potente. Tecniche come gli inibitori dei checkpoint immunitari “sbloccano” le difese del corpo, permettendo loro di attaccare il tumore. La terapia con cellule CAR-T, che modifica geneticamente le cellule immunitarie del paziente, ha ottenuto risultati eccezionali contro leucemie e linfomi, triplicando in alcuni casi la sopravvivenza a lungo termine per neoplasie avanzate come melanoma e tumore del polmone.




















