CASERTA – Archiviata la stagione elettorale, per A Testa Alta è arrivato il momento di scegliere che cosa diventare. La lista che ha raccolto una parte dell’eredità politica deluchiana oggi ha un gruppo in consiglio regionale, amministratori e una rete territoriale. Resta da capire se saprà trasformare questo patrimonio in un progetto autonomo, capace di andare oltre la Campania, e quale ruolo rivendicherà nel campo progressista. È da qui che parte l’intervista a Gennaro Oliviero, consigliere regionale ed ex presidente dell’assemblea campana, con il quale abbiamo affrontato anche le prossime scadenze elettorali.
‘A Testa Alta’ è nata come lista elettorale, ma oggi conta una propria rappresentanza istituzionale e una rete territoriale. Che cosa vuole diventare? Un movimento organizzato, capace di andare oltre la Campania, oppure lo strumento con cui l’area deluchiana continuerà a pesare nella politica regionale? C’è anche chi parla di una possibile smobilitazione: che cosa risponde?
A Testa Alta non è stata una parentesi elettorale e i fatti lo dimostrano: abbiamo un gruppo in Consiglio regionale, rappresentanti nelle istituzioni e una rete che continua a crescere nei territori. Vogliamo strutturare un progetto politico autonomo, radicato e aperto, che parta dalla Campania e sappia confrontarsi anche oltre i suoi confini.
Molti esponenti di ‘A Testa Alta’ provengono dal Partito Democratico, che hanno lasciato in seguito a divisioni e rotture politiche. Anche lei ha militato nel Pd e il suo rapporto con quel partito non è sempre stato semplice. Oggi, all’interno del campo largo, come intendete ricostruire questa relazione?
Siamo parte di un’area progressista e il rapporto va ricostruito sui contenuti, nel rispetto reciproco e senza pretese di autosufficienza. Il campo largo funziona se riconosce dignità e rappresentanza a tutte le sue componenti.
Alle regionali ‘A Testa Alta’ ha dimostrato di avere un proprio peso elettorale. Adesso arriva un altro banco di prova: le elezioni comunali in importanti centri della Campania. Come affronterete questi appuntamenti?
Le amministrative sono il terreno sul quale si misura davvero il radicamento di una forza politica. Nel 2026 abbiamo già ottenuto risultati importanti, così come alle provinciali di Caserta. Continueremo a costruire liste competitive, valorizzando amministratori, competenze e società civile. Le alleanze saranno costruite Comune per Comune, privilegiando programmi credibili e coalizioni realmente rappresentative dei territori.
Dopo le amministrative arriveranno le elezioni politiche del 2027. Come intende affrontarle ‘A Testa Alta’? Presenterete una vostra proposta, cercherete spazio nelle liste del centrosinistra oppure il movimento si limiterà a sostenere i candidati dell’area progressista?
È prematuro discutere oggi di formule o di collocazioni nelle liste. Una cosa, però, è chiara: A Testa Alta arriverà alle elezioni politiche con la propria identità e con il patrimonio di consenso costruito sul territorio. Il nostro obiettivo è contribuire a rafforzare l’area progressista, facendo pesare idee, programmi e rappresentanza. Quando arriverà il momento, le scelte saranno assunte collegialmente e alla luce del quadro nazionale.
A proposito delle elezioni politiche: lei siede in Consiglio regionale da molti anni e ne è stato anche presidente. Conserva il progetto di approdare in Parlamento?
Ho sempre vissuto la politica come servizio, non come una corsa alla carica successiva. Sono al quinto mandato regionale, ho avuto l’onore di presiedere il Consiglio regionale della Campania e oggi guido il gruppo A Testa Alta. Il Parlamento rappresenta un’esperienza politica importante, ma le candidature vengono dopo. Prima vengono il lavoro da fare, i territori da rappresentare e gli impegni assunti con gli elettori.
Conclusa l’esperienza alla presidenza dell’assemblea regionale, oggi il suo ruolo è inevitabilmente diverso. Quale impronta vuole lasciare in questa legislatura e qual è il provvedimento sul quale chiede di essere giudicato alla fine del mandato?
Dopo cinque anni alla presidenza torno alla politica di merito, con la libertà di concentrarmi sulle battaglie che seguo da tempo. Se devo indicarne una, penso ai Ptri: garantire continuità ai percorsi terapeutico-riabilitativi significa difendere concretamente le persone più fragili e le loro famiglie. Ma il mio impegno, oltre alla sanità, riguarda anche le infrastrutture, l’ambiente e il riequilibrio territoriale.
La provincia di Caserta, come altre aree della Campania, continua a fare i conti con trasporti insufficienti, crisi industriali, ritardi infrastrutturali e questioni ambientali mai definitivamente risolte. Qual è il dossier che considera più urgente e quali risultati concreti pensa di poter ottenere dalla nuova giunta regionale?
Il vero dossier è quello del divario infrastrutturale che, per troppo tempo, ha frenato Terra di Lavoro. Trasporti, rete viaria, sviluppo del Litorale Domizio, aree interne e aeroporto di Grazzanise sono parti della stessa strategia. Alla nuova Giunta chiedo atti, cronoprogrammi e risorse. Caserta non può continuare a essere considerata una periferia: deve diventare uno dei motori dello sviluppo regionale.
Tra le battaglie che sta seguendo c’è quella per la difesa dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri. Ha inoltre denunciato le carenze dell’assistenza ai pazienti oncologici nel Casertano. Quali risposte ha ricevuto dalla Giunta Fico e quali impegni concreti pretende sulla sanità territoriale?
Sui punti nascita abbiamo già costruito uno strumento concreto, con il riconoscimento di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri come zone disagiate. Per il Casertano ho posto anche il problema dell’assistenza oncologica: servono la continuità della radioterapia, personale, prestazioni accessibili e una rete territoriale che eviti ai pazienti viaggi e attese incompatibili con la loro condizione.
Lei si è speso per il progetto dell’aeroporto di Grazzanise. Ma di questa infrastruttura si discute da decenni senza arrivare a una svolta. Oggi esistono davvero risorse, tempi e interlocutori istituzionali oppure siamo ancora nel campo delle intenzioni?
Oggi esistono elementi più concreti rispetto al passato: è stato realizzato uno studio di fattibilità e lo scalo è entrato nel Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035. Il passaggio decisivo, però, è trasformare la programmazione in un percorso operativo condiviso tra Regione e Governo, definendo funzioni, risorse e tempi. Su questo continuerò a incalzare tutte le istituzioni coinvolte.








