Il procedimento legale per l’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta alla fine di agosto 2023, ha subito una battuta d’arresto. Il giudice del Tribunale di Avezzano, infatti, ha accolto un’eccezione sollevata dalla difesa dell’imputato, dichiarando la nullità del decreto di citazione a giudizio. Questo vizio procedurale ha comportato l’immediata restituzione degli atti alla Procura della Repubblica.
Di conseguenza, il dibattimento che avrebbe dovuto aprirsi non ha avuto luogo. La Procura dovrà ora riformulare gli atti e notificarli nuovamente, un passaggio che causerà un inevitabile ritardo nell’avvio del percorso giudiziario. Si attende quindi di conoscere le future determinazioni degli inquirenti per stabilire una nuova data per l’udienza preliminare.
Nonostante questo rinvio, l’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha confermato con fermezza il proprio impegno. L’associazione rimane costituita parte civile nel procedimento, insieme a un vasto fronte di altre 47 organizzazioni ambientaliste e animaliste. L’obiettivo comune resta immutato: ottenere piena giustizia per un evento definito di “estrema gravità”.
“La richiesta di giustizia per Amarena, per i suoi cuccioli e per tutta la popolazione degli Orsi Marsicani non si arresta davanti a un rinvio per motivi procedurali”, ha dichiarato Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica di Enpa. “Continueremo a seguire ogni passaggio con attenzione e determinazione, come facciamo da sempre per la tutela dei plantigradi e del patrimonio naturale del nostro Paese”.
L’uccisione dell’orsa ha rappresentato un grave danno per la conservazione della specie. Amarena era un esemplare particolarmente importante per la sua prolificità e per le sue cure parentali, qualità essenziali per la sopravvivenza di una sottospecie, l’Orso Bruno Marsicano, che conta pochissimi esemplari a livello mondiale ed è considerata a rischio critico di estinzione.
La perdita di una femmina riproduttiva come lei costituisce un colpo durissimo agli sforzi di conservazione portati avanti da decenni nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Secondo gli esperti, ogni singolo esemplare è fondamentale per garantire la variabilità genetica e la sopravvivenza a lungo termine della popolazione.
Enpa ha sottolineato come il bisogno di giustizia non riguardi solo l’animale, ma anche tutti i cittadini che credono nel valore della convivenza pacifica tra esseri umani e fauna selvatica. Amarena era diventata un simbolo del Parco, un animale che residenti e turisti avevano imparato a conoscere e rispettare, un’icona di un modello di coesistenza possibile.
La sua uccisione è stata quindi percepita non solo come un crimine contro la natura, ma anche come una ferita per la comunità e per l’immagine di un territorio che fa della tutela ambientale un suo punto di forza. L’associazione ribadisce che la coesistenza con le altre forme di vita è un principio irrinunciabile e che la morte di Amarena non deve rimanere impunita, per il bene degli ecosistemi e del patrimonio collettivo.



















