Paolo Rossi: un docufilm sulla vita della màrtora

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Documentario màrtora
Documentario màrtora

Il fotografo e regista Paolo Rossi si è affermato come una voce autorevole nella narrazione ambientale. I suoi cortometraggi, capaci di raccontare la fragilità dell’ecosistema montano, hanno ottenuto importanti riconoscimenti, come il premio “Ambiente” al Festival dei Pirenei e il Premio Marcello Meroni.

Rossi ha annunciato un nuovo progetto cinematografico indipendente, che realizzerà con il collega Nicola Rebora. Sarà un film documentario dedicato alla sfuggente màrtora (Martes martes), ritratta nel suo habitat con video-trappole. L’obiettivo è completare l’opera entro novembre 2026, anche grazie al sostegno dal basso.

La scelta è nata durante le ricerche sul gatto selvatico. Rossi ha spiegato di essere stato affascinato dal legame della màrtora con i grandi alberi secolari, dove trova rifugio e si arrampica con abilità. Questo mammifero può inoltre ritardare il parto (diapausa embrionale) per far nascere i piccoli nella stagione climaticamente più favorevole.

La credibilità di Rossi e Rebora si fonda sulla riscoperta del gatto selvatico europeo nell’Appennino delle Quattro Province, dove mancavano prove della sua esistenza da un secolo. Dopo un primo video in Val Trebbia (2018), la ricerca ha prodotto centinaia di filmati tra Piemonte ed Emilia, generando un forte interesse mediatico e scientifico.

Il loro metodo si basa sul rispetto assoluto per l’ambiente e gli animali. Le riprese sono realizzate senza arrecare disturbo, evitando l’uso di esche o altre pratiche invasive che alterano il comportamento naturale. La tecnica consiste nello studiare il territorio per posizionare le telecamere nei punti di passaggio, catturando così momenti di vita autentica e spontanea.

La missione di questo lavoro è far riflettere sull’importanza di salvaguardare i boschi maturi. Rossi si augura di promuovere una fruizione più consapevole della natura, mostrando come le foreste non sfruttate diventino scrigni di biodiversità. Il suo lavoro vuole ricordare che la presenza, anche se invisibile, della fauna selvatica rende i nostri ecosistemi luoghi preziosi da proteggere.

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