Papà Cobolli denuncia l’odio social contro il figlio

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Sport tennis
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Una sconfitta sportiva si è trasformata in un grave episodio di odio online. Dopo la partita persa dal tennista Flavio Cobolli a Shanghai contro il francese Adrian Mannarino, suo padre e allenatore Stefano ha ricevuto tramite Instagram un messaggio scioccante: “Altro che Finals, a tuo figlio deve venire un cancro e deve morire”.

Un attacco di una violenza inaudita, che va ben oltre la delusione sportiva di un tifoso o la frustrazione di uno scommettitore. Stefano Cobolli ha scelto di non restare in silenzio e ha denunciato l’accaduto pubblicando uno screenshot del messaggio attraverso una storia sul suo profilo social. La sua riflessione si è poi allargata a un appello più generale.

“Di solito cerco di cancellare senza dar peso a questi commenti, che sono tantissimi. Ma qualcosa bisogna fare”, ha scritto Stefano Cobolli, ipotizzando anche di eliminare i social. “Mi auguro che questo messaggio arrivi ai genitori. Noi siamo forti e superiamo ostacoli ben più grandi, ma ci sono tante persone che potrebbero soffrirci e non è giusto! Diamo un occhio a quello che fanno i nostri ragazzi”.

L’episodio che ha coinvolto i Cobolli si inserisce in un fenomeno sempre più diffuso nel mondo dello sport. Negli ultimi mesi, diversi tennisti hanno denunciato minacce e insulti, spesso legati al mondo delle scommesse sportive. Il caso di Matteo Berrettini è stato emblematico: durante gli US Open, ha rivelato di aver ricevuto minacce legate al betting.

In quell’occasione, il fratello del tennista era stato contattato con intimidazioni rivolte all’intera famiglia dopo una partita vinta da Matteo. Il giocatore aveva segnalato tutto all’ATP, sottolineando la necessità di proteggere gli atleti più giovani e vulnerabili.

Ancora più grave quanto accaduto a Lucrezia Stefanini a Indian Wells. La tennista ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte sul proprio numero privato prima di una partita, accompagnate dalla foto di una pistola e da riferimenti precisi ai suoi familiari. In seguito alla denuncia, la WTA e gli organizzatori del torneo avevano rafforzato le misure di sicurezza.

Questi eventi dimostrano come il problema non si limiti solo al betting. La rete amplifica ogni forma di rabbia, trasformando un insulto in una vera e propria persecuzione che colpisce atleti e famiglie. Le parole di Stefano Cobolli evidenziano l’urgenza di una riflessione collettiva e di una maggiore responsabilità, soprattutto da parte dei genitori, nel monitorare l’uso dei social media.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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