Papin, l’arrivo al Milan e il viaggio in elicottero

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Cronache sport calcio
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Jean-Pierre Papin, Pallone d’Oro e stella del calcio anni ’90, ha ripercorso la sua carriera in un documentario e in un libro autobiografico dal titolo “Itinerario di un bambino non così viziato”. Nelle pagine del volume, l’ex attaccante francese ha dedicato ampio spazio alla sua esperienza al Milan, vissuta tra il 1992 e il 1994, definendolo “il club di una vita”.

Il racconto del suo arrivo in rossonero è ricco di dettagli memorabili. Papin ha descritto il decisivo incontro con Silvio Berlusconi: “Fui invitato a Villa d’Este sul lago di Como da Berlusconi, che mi mandò a prendere in elicottero per portarci ad Arcore”. Ha ricordato una villa di un lusso mai visto, con opere di Rembrandt e Caravaggio alle pareti e le repliche di tutti i trofei vinti dal Milan.

L’allora presidente rossonero lo conquistò con un’accoglienza unica. Si mise al pianoforte per cantare in francese una canzone di Gilbert Becaud, prima di volare di nuovo in elicottero verso San Siro per assistere a Milan-Lazio, dove annunciò pubblicamente il suo acquisto per la stagione successiva. Come doni, Papin ricevette un orologio e cravatte del Milan, mentre a sua moglie fu regalata un’orchidea d’argento.

Per prepararsi al trasferimento, Papin iniziò a studiare l’italiano con dedizione, anche durante gli Europei del 1992. Una volta a Milano, trovò in Alessandro Costacurta e Stefano Nava i suoi primi interpreti, mentre il resto della squadra lo aiutava a correggere gli errori. L’esperienza al Milan rappresentò anche una scoperta dello stile italiano: abbandonò le tute da ginnastica per abiti su misura, camicie e cravatte.

Inserito in una rosa di campioni come Baresi, Maldini, Gullit e Van Basten, legò in modo particolare con Marco Simone. Il rapporto più complesso fu quello con l’allenatore Fabio Capello. La gestione del turnover, a cui il francese non era abituato, fu fonte di tensione. “Mi spiace che non mi sia stato spiegato all’epoca, altrimenti sarei rimasto a vita al Milan”, ha ammesso Papin, precisando di essersi chiarito con il tecnico anni dopo.

Con la maglia del Milan, Papin ha vissuto emozioni contrastanti in Champions League. Ha ricordato la delusione per la finale persa nel 1993 contro la sua ex squadra, il Marsiglia, e il conforto ricevuto da Berlusconi, che lo invitò a cena. La stagione successiva si concluse con il trionfo nella finale di Atene contro il Barcellona, un successo che precedette il suo addio.

La decisione di lasciare il club maturò in seguito a un incontro con Giovanni Trapattoni, che lo convinse a trasferirsi al Bayern Monaco. “Siccome non giocavo abbastanza, decisi di andare via. Ma ho avuto torto”, ha confessato. Il suo percorso al Milan si è concluso con un bilancio di 31 gol in 63 partite, ma il legame con il club e la cultura italiana è rimasto indelebile.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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