Emmanuel Macron, presidente francese, ha nominato Ali Akbar Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito. Questa onorificenza, tra le più alte in Francia, celebra una figura diventata un’istituzione per le strade di Parigi: l’ultimo strillone del paese, un mestiere quasi estinto nell’era digitale.
Per oltre cinquant’anni, Ali Akbar ha percorso il Quartiere Latino, da Saint‑Germain‑des‑Prés alle zone circostanti, con la sua mazzetta di giornali sotto braccio. La sua giornata lavorativa è sempre stata estenuante, dalle dodici a mezzanotte, senza sosta, animata da una voce che annunciava le notizie del giorno a passanti, studenti e intellettuali.
Nonostante l’età, essendo nato nel 1954, non ha mostrato alcuna intenzione di ritirarsi. La sua presenza è un simbolo della Parigi di un tempo, un ponte vivente con un’epoca in cui l’informazione viaggiava anche attraverso il contatto umano e la voce di un venditore appassionato.
La storia di Ali Akbar è iniziata a Rawalpindi, in Pakistan, in una famiglia numerosa e molto povera. Da giovane ha lasciato il suo paese per cercare fortuna e sostenere economicamente i suoi cari, imbarcandosi in un lungo viaggio che lo ha portato a svolgere i lavori più umili, come il marinaio e il lavapiatti.
L’approdo a Parigi negli anni Settanta ha segnato una svolta decisiva. Un incontro casuale con un altro venditore gli ha aperto le porte di un mondo nuovo. Ha iniziato distribuendo copie di riviste satiriche storiche come Hara‑Kiri e Charlie Hebdo, per poi passare a quotidiani nazionali del calibro di Le Monde e Libération.
La sua figura è così radicata nel tessuto sociale della città che è diventato una celebrità locale, noto a tutti per la sua instancabile simpatia. Questa popolarità lo ha spinto a raccontare la sua vita in un’autobiografia dal titolo emblematico: “Faccio ridere la gente, ma il mondo mi fa piangere”.
Il libro offre uno spaccato della sua esistenza, tra le difficoltà dell’immigrazione e la gioia di un lavoro che lo ha messo in contatto con migliaia di persone. Il riconoscimento ufficiale, conferito con decreto presidenziale, non è solo un premio alla sua lunga carriera. Rappresenta un omaggio al valore simbolico del suo impegno, un pezzo di storia della comunicazione e della vita sociale francese che il governo ha voluto celebrare e preservare nella memoria collettiva.



















