Pasqua: strage di 267mila agnelli in Italia

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Salvare agnelli
Salvare agnelli

L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha lanciato un forte appello in vista delle prossime celebrazioni pasquali, invitando i cittadini a rinunciare al consumo di carne di agnello. La richiesta si basa sui dati ISTAT, che delineano un quadro di macellazioni su larga scala concentrate proprio durante le festività.

Mentre milioni di italiani si prepareranno a celebrare, decine di migliaia di cuccioli di poche settimane affronteranno le loro ultime ore di vita, strappati alle madri e destinati ai mattatoi.

I numeri ufficiali ISTAT, relativi al periodo tra dicembre 2024 e dicembre 2025, hanno certificato la macellazione di 1.769.386 agnelli in Italia. Di questi, ben 904.277, pari al 51,1% del totale, sono stati uccisi nei tre mesi legati alle feste: dicembre 2024, aprile 2025 (mese di Pasqua) e dicembre 2025.

Il solo mese di aprile 2025 ha registrato l’uccisione di 267.519 esemplari, un numero 3,1 volte superiore alla media degli altri mesi non festivi. “Non parliamo di una tradizione marginale, ma di una strage di massa organizzata attorno al calendario liturgico”, ha dichiarato Carla Rocchi, Presidente nazionale ENPA.

Gli agnelli destinati al consumo pasquale hanno solitamente tra i 30 e i 40 giorni di vita. La loro breve esistenza è spesso segnata dalla sofferenza: dal distacco traumatico dalla madre al trasporto su camion, ammassati per centinaia di chilometri.

Oltre la metà di questi animali proviene dall’estero, principalmente da Ungheria e Spagna. Questo significa che al dolore si aggiunge lo stress di un lungo viaggio internazionale, in condizioni che non sempre rispettano il Regolamento europeo sul benessere animale, con scarso accesso ad acqua e cibo.

L’appello di Enpa si fonda su tre argomentazioni principali. La prima è etica: gli agnelli sono esseri senzienti, capaci di provare paura e sofferenza. Ucciderli a poche settimane dalla nascita per una consuetudine alimentare rappresenta una scelta, non una necessità.

La seconda ragione è ambientale. Gli allevamenti intensivi sono tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra, del consumo di suolo e dell’inquinamento delle risorse idriche, contribuendo in modo significativo alla crisi climatica.

Infine, vi è un aspetto sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il consumo di carni rosse e processate tra i fattori di rischio per l’insorgenza di alcune patologie cardiovascolari e forme tumorali.

“La Pasqua è la festa della rinascita. Celebriamola nel suo significato più autentico: rispetto per la vita, per gli animali e per il pianeta”, ha concluso la presidente Rocchi.

L’invito è quindi a compiere un gesto di consapevolezza, scegliendo un menu che non comporti sofferenza animale. Ogni scelta individuale contribuisce a definire il tipo di società e di tradizioni che si vogliono portare avanti.

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