Pentimento di Sandokan, i “soliti noti” non ci citano. In barba alla deontologia

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Smaltita l’enorme mole di complimenti ricevuti per lo scoop di Giuseppe Tallino sul pentimento del boss Francesco Schiavone “Sandokan”, non possiamo esimerci dallo stigmatizzare la condotta di quei colleghi che hanno ripreso la notizia senza citare Cronache. Eppure venerdì scorso il nostro è stato l’unico giornale a darla, in anteprima nazionale.

Nel corso della giornata moltissimi siti web (tra gli altri Fanpage, il Fatto Quotidiano, La Stampa, il Sole 24 Ore, La7, Ansa, Agi, Libero, Panorama, L’Espresso, LaPresse), telegiornali (RaiNews, Tg1, Tg2, SkyTg24) e radio (Rtl 102.5) l’hanno rilanciata citandoci. Ma il giorno dopo i giornali cartacei (Il Corriere della Sera, il Corriere del Mezzogiorno e la Repubblica, tra gli altri), si limitavano a far riferimento a “voci che si rincorrevano da tempo” e che sarebbero state confermate dalla Dda solo il giorno prima. Certo, confermate a chi chiedeva informazioni perché l’aveva letto sul nostro giornale. Va dato atto della correttezza del collega Leandro Del Gaudio, che a differenza degli altri ci ha citato nel suo articolo su Il Mattino.

Una notizia che Cronache ha potuto offrire ai propri lettori grazie alla capacità dei suoi professionisti. Una redazione in cui lavorano cronisti di razza come Tallino, Antonio Casapulla, Giuseppe Letizia, Domenico Cicalese, Giuseppe Palmieri e tanti altri. Giornalisti che con la mano sinistra sfornano notizie esclusive sulla camorra mentre con la destra raccontano cosa si è detto al consiglio comunale di Valle Agricola. Che le notizie le danno ma poi non vengono invitati a commentarle, che ricevono minacce vere ma non vengono messi sotto scorta, che vivono di informazione e non di convegni o di rendite parlamentari.

In questi due giorni sono stati tantissimi i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e del mondo dell’informazione che hanno commentato la vicenda. Tra i vari interventi mi hanno colpito soprattutto quelli di Rosaria Capacchione e di Roberto Saviano. La prima, intervistata dal Mattino, ha voluto chiarire subito che lei sapeva già tutto da diverso tempo. Quanto tempo? Non lo sapremo mai. E perché non ne ha scritto prima lei? Non lo sapremo mai. Così come, probabilmente, non sapremo mai cosa ha pensato il direttore di Fanpage, giornale con il quale la Capacchione collabora da quando ha lasciato il Senato, quando ha letto che la Capacchione, almeno questo pare di capire, gli ha volontariamente fatto prendere un buco (una notizia data in anticipo da un giornale concorrente) su una notizia di questa portata.

Ovviamente la cronista non ha ritenuto necessario complimentarsi con il collega di Cronache per aver dato la notizia prima di tutti. Un comportamento che, devo ammettere, ho trovato a dir poco scortese. Anche in considerazione del fatto che Tallino è stato accusato da un boss di camorra, Augusto La Torre, di essere un giornalista “prezzolato” che scrive, cito a braccio, sotto dettatura dei pm. Più o meno gli stessi insulti che la Capacchione, insieme a Saviano, fu costretta a subire durante un’udienza del processo a carico dei boss dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti. Parole che sono state giustamente ritenute minacciose al punto da giustificare l’attribuzione della scorta a lei e il potenziamento di quella a Saviano.

Quanto allo scrittore di Gomorra, come sempre i suoi interventi sono spumeggianti quanto incisivi e rivelatori. Prima, in video, ha detto che è stato lui a chiedere a Sandokan di pentirsi. Puntini puntini. Manca la parte in cui ci spiega se poi Sandokan si è pentito per questo o no. Poi ha detto che ha il dubbio che Sandokan in realtà si sia pentito solo per evitare l’ergastolo. Perbacco! Meno male che lo ha detto, sennò tutti noi poveri ingenui, magistrati compresi, avremmo creduto che è solo voglia di tenerezza. “Non rivelerà nulla dei rapporti tra la politica e l’imprenditoria”, tuonava ieri mattina il Nostro dalle colonne del Corriere della Sera. Beh, magari potrebbe cominciare lui, visto che finora a parte copiare roba già pubblicata da noi non mi pare che abbia rivelato granché.

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Ugo Clemente
Ugo Clemente è giornalista professionista e direttore editoriale di Cronachedi. Ha iniziato l’attività giornalistica nel 2004 ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti Professionisti dal 2008. Dopo l’esperienza come redattore e caporedattore, dal 2014 ricopre il ruolo di direttore editoriale di Libra Editrice, società editrice di Cronachedi. Laureato in Giurisprudenza alla LUISS “Guido Carli” di Roma, è abilitato all’esercizio della professione forense dal 2021. Dal 2021 è anche presidente della Commissione Giuridica ed Economica dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Nel corso della sua attività professionale ha affiancato al lavoro giornalistico un’intensa attività di formazione. È stato relatore in numerosi corsi di formazione professionale per giornalisti dedicati, tra gli altri temi, alla diffamazione a mezzo stampa, alla privacy, alla deontologia, alla riforma della giustizia, al pluralismo dell’informazione, al rapporto tra giornalismo e social network e alle regole dell’informazione in materia di cronaca giudiziaria e sociale. Ha inoltre svolto attività didattica e laboratoriale nelle scuole, curando percorsi dedicati al giornalismo, al diritto dell’informazione, alle tecniche di comunicazione, alla scrittura giornalistica e alla produzione di contenuti digitali e multimediali. Tra il 2020 e il 2022 ha svolto attività di docenza esterna presso l’Istituto Penale per Minorenni di Airola. Accanto al giornalismo e al diritto, coltiva da anni un forte interesse per l’informatica e l’innovazione applicata all’editoria. È sviluppatore Python e utilizza il linguaggio insieme alle principali librerie per l’analisi dei dati e il machine learning, oltre a tecnologie web e sistemi Linux.

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