Pepe: serve un ambientalismo realista in Italia

20
Ambientalismo realista
Ambientalismo realista

L’ambiente non è solo natura, ma un sistema complesso che include le opere dell’uomo, la cultura e le tradizioni. Da questa visione allargata ha preso le mosse la riflessione di Vincenzo Pepe, professore di diritto ambientale e presidente di FareAmbiente, nel corso del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos. Secondo l’esperto, la tutela ambientale deve mirare a una migliore qualità della vita, integrando la tecnologia in modo sostenibile anziché demonizzarla.

Pepe ha proposto una “terza via” per affrontare la crisi ecologica, rifiutando sia il negazionismo climatico sia il catastrofismo fine a se stesso. L’approccio suggerito è quello del realismo, basato sulla consapevolezza che il rischio zero non esiste. La sostenibilità diventa quindi un esercizio di mitigazione del rischio, con l’obiettivo di scegliere il pericolo minore che sia compatibile con il benessere collettivo e lo sviluppo economico.

Questo modello si oppone sia alla “decrescita felice” sia agli approcci puramente produttivisti. Nel confronto con il vicedirettore di Adnkronos, Giorgio Rutelli, è emerso il dilemma su chi debba guidare la transizione. Pepe ha criticato un eccesso di regolamentazione da parte dell’Europa, come nel caso del Green Deal, sottolineando le preoccupazioni industriali di Paesi come l’Italia e la Germania.

Secondo il professore, la soluzione risiede in un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche basate su un metodo scientifico, non su reazioni emotive. Un punto cruciale della sua analisi ha riguardato il sistema scolastico, dove ha denunciato la grave assenza di una vera educazione ambientale. Ha proposto di renderla una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica per formare cittadini consapevoli delle proprie scelte su consumi, energia e rifiuti.

La gestione della tecnologia e dei suoi scarti rappresenta un altro tema centrale. Rifiuti ospedalieri o radioattivi, per esempio, non possono essere eliminati del tutto, poiché legati a servizi essenziali come la sanità. Il problema, ha spiegato Pepe, diventa quindi come e dove gestirli in modo responsabile, superando la sindrome “not in my backyard” (non nel mio cortile). La responsabilità consiste nell’affrontare il problema, non nel delegarlo altrove.

Sul cambiamento climatico, l’esperto ha invitato a concentrarsi non solo sulla riduzione delle emissioni, ma anche sull’adattamento. Ha ricordato che le politiche per la qualità dell’aria, come la lotta alle polveri sottili, portano benefici immediati per la salute pubblica, come dimostrano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In materia di energia, Pepe ha sostenuto la necessità di un mix energetico ampio. Accanto a fonti rinnovabili come solare, eolico e geotermico, ha proposto di tornare a investire nella ricerca sul nucleare, sia sulla fissione di nuova generazione sia sulla fusione. Ha evidenziato la contraddizione dell’Italia, che importa energia nucleare dall’estero senza produrla.

La vera transizione, ha concluso Pepe, non è solo energetica, ma soprattutto culturale. Richiede gradualità, pragmatismo e consenso per evitare un rigetto sociale. L’ambientalismo deve basarsi sulla scienza anziché sull’ideologia, promuovendo la cura della “casa comune” attraverso un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome