Pioli si rilancia: ‘Non sono bollito, resto in Italia’

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Stefano Pioli ha rotto il silenzio a quasi un anno dall’esonero subito dalla Fiorentina, parlando della sua voglia di tornare in panchina. In una lunga intervista ha chiarito la sua posizione: “Non sono affatto bollito, ho ancora tanto da dare e mi sento giovane dentro”.

L’allenatore si è preso la piena responsabilità per il fallimento della sua seconda avventura a Firenze. “Niente alibi, le responsabilità sono state quasi esclusivamente mie. Forse ho alzato troppo l’asticella e siamo rimasti schiacciati”, ha ammesso, definendo giusto l’esonero ricevuto dopo una brutta prestazione. Ha poi precisato i termini dell’addio, spiegando di aver firmato una rescissione consensuale e di aver rinunciato a un intero anno di contratto.

A 61 anni, Pioli ha respinto con forza l’etichetta di “bollito” che circola sui social. “Bastano due vittorie e non sei più bollito”, ha commentato, confermando l’intenzione di allenare fino a 70 anni. La sua priorità è trovare un progetto in Serie A per dimostrare ancora il suo valore, dopo aver ricevuto offerte concrete solo da campionati esteri. “Mi piacerebbe restare in Italia”, ha dichiarato.

Il tecnico ha poi ripercorso la sua carriera, definendo l’apice l’esperienza al Milan, culminata con la vittoria dello Scudetto. “Al Milan avevo raggiunto una maturità e una completezza”, ha raccontato, sottolineando lo splendido rapporto umano mantenuto con i suoi ex giocatori, che lo hanno contattato per il suo compleanno. Ha individuato in Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer i due leader che hanno cambiato la mentalità di un gruppo molto giovane.

Pioli ha descritto Zlatan come un leader d’impatto, carismatico e fisico, raccontando un aneddoto sul loro primo incontro a Milanello: “Mi guardò e disse: ‘Tu allenatore, io giocatore. Io rispetto te, tu parla chiaro con me e sarò sempre dalla tua parte'”. Ha elogiato anche l’esperienza con Cristiano Ronaldo all’Al Nassr, definito una “macchina da guerra” per la sua ossessione verso la prestazione e la cura del corpo.

Quando gli è stato chiesto chi sia il più forte mai allenato, ha però indicato Miroslav Klose e Olivier Giroud. “Olli è un campione sia tecnico sia morale, abbina le due cose. Fa gruppo, crea un buon clima e trasmette una serenità assoluta, a differenza di Zlatan che è grintoso, incazzato, divisivo”, ha concluso, lodando l’incredibile professionalità dell’attaccante francese.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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