
CASAL DI PRINCIPE – Il ritorno alle presunte attività mafiose dopo una lunga detenzione, il denaro ai familiari dei carcerati, la forza del clan nelle controversie private, i tentativi di estorsione agli imprenditori. E poi una struttura dedita alle truffe assicurative e lo spaccio per alimentare le casse della cosca. Sono i temi dell’inchiesta dei carabinieri di Casal di Principe, coordinata dal pm Simona Belluccio, che ha chiesto il rinvio a giudizio di 26 persone. L’udienza preliminare è fissata a novembre davanti al giudice Michaela Sapio del Tribunale di Napoli.
Al centro delle indagini c’è Pasquale Apicella, detto ’o bellommo”, 58enne di Casal di Principe, accusato di associazione mafiosa. Secondo la Procura avrebbe diretto un gruppo dell’ala Schiavone dei Casalesi, programmando estorsioni e traffici di droga e distribuendo i proventi anche per il sostentamento degli affiliati detenuti. Con lui rischiano il processo Giuseppe Alfano, 61enne di Casavatore; Maria Apicella, 64enne; Augusto Bianco, 62enne; Mariano Bianco, 34enne; Teresa Bianco, 59enne; Anna Cammisa, 57enne; Maria Giuseppa Cantiello, 58enne, moglie di ‘o Bellomm, Salvatore Cantiello, detto Carusiello, 56enne; Vincenzo Cantiello, 61enne (fratello di Vincenzo); Anna Cerullo, 53enne, consorte di Carusiello, e Filippo Carannante, 42enne, tutti di Casal di Principe. Nell’elenco figurano anche Giovanni Cortese, 46enne, e Mario Cortese, 24enne, entrambi di Napoli; Daniele Corvino, 58enne, Luigi Corvino, 57enne, entrambi di Casale; Teresa Corvino, 36enne di Casaluce; Domenico Fontana, 42enne di Casale, detto ‘o malese; Emanuela Genova, 40enne di Qualiano; Davide Grasso, 54enne di Santa Maria la Fossa; Armando Maglione, 43enne di Villaricca; Silvana Panaro, 57enne, Angela Schiavone, 39enne, e Valentina Ester Schiavone, 35enne, tutte di Casale; Francesco Siciliano, 40enne di Calvizzano, e Antonio Silvestri, 52enne di Casavatore.
Le contestazioni riguardano ruoli differenti. Diversi capi di ricettazione si concentrano su denaro, abiti e generi di necessità destinati ai detenuti e alle loro famiglie, oltre alle spese legali: risorse che, per l’accusa, provenivano dalle attività illecite gestite da Apicella.
La forza intimidatrice del clan sarebbe stata utilizzata per recuperare un credito relativo a una fornitura di materiale edile. Un’altra accusa riguarda la tentata estorsione a un’azienda agricola: dopo la morte sul lavoro di Luigi Schiavone, sarebbero stati chiesti denaro oppure l’assunzione di due figlie con stipendi da 1.500 euro ciascuna, come ristoro ulteriore rispetto a quello eventualmente dovuto per legge. Un capitolo riguarda le false polizze Rc auto. Il gruppo avrebbe utilizzato call center, inviato preventivi e incassato i bonifici su carte intestate a soggetti inesistenti. Apicella avrebbe finanziato e coordinato l’attività, garantendo appoggio logistico e copertura criminale. A lui e alla moglie Maria Giuseppa Cantiello sarebbero arrivati circa mille euro a settimana. Sul fronte della droga, la Procura contesta un’associazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana tra Napoli e Caserta.
I fornitori napoletani avrebbero operato per conto del clan Di Lauro, mentre il gruppo casertano avrebbe curato la distribuzione nelle piazze protette dai Casalesi. Tra gli episodi figura la detenzione di cocaina in una cantinola a Casavatore, dove l’11 maggio 2022 ne fu sequestrato oltre un chilo. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Rocco Maria Spina, Luigi Poziello, Carlo De Stavola, Elisabetta Carfora, Mirella Baldascino, Arturo Cantiello, Giovanni Nappa, Generoso Grasso, Paolo Di Furia, Salvatore Di Mezza, Claudio e Francesca Davino, Angelo Raucci, Miram Natale, Andrea Di Lorenzo, Celestino Gentile e Monica Moschioni. Tutti gli imputati sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale condanna irrevocabile.
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