Pjanic sceglie Messi e consiglia un talento alla Juve

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Cronache sport calcio
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Miralem Pjanic ha ripercorso la sua carriera dal palco di un evento a Trento, mostrando la stessa lucidità di pensiero che aveva in campo come regista. L’ex centrocampista si è detto grato per il suo percorso professionale, che lo ha portato a vincere molto e a giocare al fianco dei più grandi campioni del mondo.

Il racconto è iniziato con un momento di commozione, ricordando la sua infanzia e la fuga dalla guerra. “Siamo scappati quando ero molto piccolo”, ha spiegato, “il Lussemburgo ci ha accolto e per noi è una seconda casa”. Nonostante questo, il legame con le sue origini è rimasto fortissimo: “Mi sono sempre sentito bosniaco. A 18 anni ho ricevuto una chiamata dalla Nazionale francese ma ho detto di no. Era una questione di sentimenti, sento la Bosnia nel mio cuore”.

Uno dei temi centrali è stato quello dei calci di punizione, una sua specialità. Pjanic ha rivelato di aver appreso molto osservando Juninho Pernambucano ai tempi del Lione. “Era incredibile. Ho giocato con Messi e Cristiano, ma nessuno calciava bene come lui”, ha affermato. Ha poi citato Andrea Pirlo e Siniša Mihajlović come i migliori specialisti incontrati nel campionato italiano.

L’ex regista ha giocato con i due calciatori più iconici della sua generazione, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Alla domanda su chi preferisse, non ha avuto dubbi: “Dico Leo. La sua classe è una cosa che non si può spiegare, è un uomo con un dono di Dio. Rendeva facili le cose difficili, impressionante”. Ha però riconosciuto la grandezza di CR7, definendolo “ossessionato dal gol” e dotato di una forza mentale eccezionale, anche se ha scherzato sulla difficoltà di sottrargli l’esecuzione di una punizione.

Nel ripercorrere la sua carriera in Italia, ha espresso dispiacere per non aver vinto trofei con la Roma, trovandosi di fronte una Juventus che ha definito “incredibile”. Proprio il suo passaggio in bianconero ha segnato il periodo più ricco di vittorie. “Eravamo fortissimi, avevamo due squadre che potevano vincere lo scudetto”, ha ricordato, sottolineando l’importanza di Massimiliano Allegri nella sua crescita. Resta però la ferita della finale di Champions League persa a Cardiff: “A volte ho ancora gli incubi per il mio tiro parato da Keylor Navas”.

Infine, ha parlato degli allenatori. Ha definito “speciale” il suo rapporto con Allegri, con cui si sente ancora. Al contrario, l’esperienza al Barcellona è stata segnata da una relazione difficile con Ronald Koeman. “Non mi ha capito e mi dispiace. Giocare nel Barça era il mio sogno, ma non sono riuscito ad esprimermi al massimo”. Ha poi svelato un retroscena di mercato legato alla Juventus, raccontando di aver avuto un ruolo nell’arrivo del giovane Kerim Alajbegović a Torino. Ha elogiato il talento del giocatore e ha concluso con un consiglio per il futuro: “Segnatevi un nome: il fratellino di Alajbegović. È molto giovane, ma ne sentirete parlare”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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