Plastica nel Mediterraneo: un nuovo studio allarma

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Inquinamento marino
Inquinamento marino

Una nuova ricerca, commissionata dall’Agenzia Ambientale Europea, ha lanciato un grave allarme sullo stato di salute del Mar Mediterraneo. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica “Marine Pollution Bulletin”, hanno confermato che il bacino è una delle aree più inquinate al mondo da derivati polimerici, con implicazioni devastanti per la sua ricca biodiversità.

Il team di scienziati ha analizzato campioni d’acqua, sedimenti e organismi marini prelevati in diverse zone strategiche, dalla Costa Azzurra alle isole greche. I dati hanno evidenziato una presenza di microparticelle fino a dieci volte superiore rispetto alle stime precedenti. Frammenti di polietilene (PET), polistirolo e PVC sono stati trovati ovunque, dalla superficie fino ai fondali più profondi.

Particolarmente preoccupante è stata la scoperta di un’alta concentrazione di questi contaminanti all’interno della fauna. Oltre il 70% dei pesci analizzati, tra cui specie di grande valore commerciale come il tonno e il pesce spada, conteneva frammenti microscopici nei propri tessuti. Questo fenomeno non solo danneggia gli animali, causando infiammazioni e problemi riproduttivi, ma rappresenta anche una minaccia diretta per la catena alimentare, uomo compreso.

Le tartarughe marine e i cetacei sono tra le vittime principali. Molti esemplari sono stati trovati morti con lo stomaco pieno di detriti che hanno scambiato per cibo. L’inquinamento minaccia anche habitat fondamentali come le praterie di Posidonia oceanica, che svolgono un ruolo cruciale nell’ossigenazione delle acque e nella protezione delle coste dall’erosione.

Le cause di questo disastro ambientale sono molteplici e ben note. La cattiva gestione dei rifiuti urbani e industriali lungo le coste, il turismo di massa non sostenibile e l’abbandono di attrezzi da pesca sono i principali responsabili dell’accumulo di materiali in mare. Ogni anno, si stima che oltre 500.000 tonnellate di nuovi rifiuti finiscano nel Mediterraneo.

Per invertire questa tendenza drammatica, saranno necessari interventi coordinati e decisi a livello internazionale. I governi dovranno rafforzare le normative sulla produzione e l’utilizzo di materiali monouso e investire in sistemi di trattamento delle acque reflue più efficienti. Allo stesso tempo, le aziende dovranno assumersi la responsabilità del ciclo di vita dei loro prodotti, mentre i cittadini saranno chiamati a modificare le proprie abitudini di consumo, preferendo soluzioni riutilizzabili e partecipando attivamente alla raccolta differenziata.

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