È stato sviluppato il primo polmone umano “su chip” capace di respirare, creato utilizzando cellule geneticamente identiche provenienti da un unico donatore. La notizia, pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances, rappresenta una svolta storica nella ricerca biomedica e arriva dal lavoro congiunto dei ricercatori del Francis Crick Institute di Londra e della biotech AlveoliX.
L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha commentato la scoperta come la dimostrazione concreta che la ricerca può e deve superare la sperimentazione animale, optando per metodi non solo più etici, ma anche scientificamente più affidabili. Per anni, secondo l’associazione, è stato affermato che l’impiego di animali fosse un passaggio obbligato per il progresso medico, ma questa innovazione ha dimostrato il contrario.
Il nuovo dispositivo è un microchip che riproduce fedelmente l’ambiente funzionale di un polmone umano. Al suo interno vengono simulati il flusso dell’aria e quello del sangue, e persino i movimenti meccanici legati alla respirazione. Il chip, infatti, si contrae e si espande mimando il comportamento degli alveoli reali, permettendo così di studiare in modo molto realistico l’evoluzione di malattie respiratorie e l’efficacia di nuove terapie.
Uno degli aspetti più rivoluzionari è l’utilizzo di cellule derivate da un singolo individuo. Questa metodologia, ha sottolineato Enpa, elimina una delle principali variabili che possono distorcere i risultati nei modelli tradizionali, dove vengono impiegati soggetti con patrimoni genetici diversi. L’omogeneità genetica si traduce in dati più puliti, minori margini di errore e, di conseguenza, farmaci potenzialmente più sicuri per le persone.
Questa tecnologia rafforza la richiesta che Enpa promuove da tempo: un impegno serio e concreto negli investimenti verso i metodi alternativi. L’associazione ha evidenziato come questa strada apra le porte anche alla medicina personalizzata. In futuro, sarà possibile creare “organi su chip” partendo dalle cellule di uno specifico paziente, per testare farmaci e terapie su misura.
Il futuro della ricerca, secondo l’ente, risiede in queste tecnologie, non nei laboratori che continuano a basarsi su modelli ritenuti moralmente inaccettabili e scarsamente predittivi per la salute umana. “L’innovazione vera è quella che salva vite senza infliggere sofferenza”, ha concluso Enpa. La scienza ha ormai fornito gli strumenti per cambiare rotta; ora è necessaria la volontà politica e istituzionale per sostenere e accelerare questa transizione.























