Poltronesofà: 1 milione di multa per pratiche scorrette

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Pubblicità ingannevole
Pubblicità ingannevole

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sanzionato Poltronesofà con una multa da 1 milione di euro. L’istruttoria, avviata a inizio 2025 e conclusasi un anno dopo, ha accertato l’adozione di pratiche commerciali scorrette e la diffusione di pubblicità ingannevoli a danno dei consumatori.

L’indagine dell’Antitrust ha messo in luce due principali criticità. La prima riguarda la politica dei prezzi: l’azienda è stata accusata di promuovere costantemente sconti eccezionali e offerte a tempo, calcolati però su un “prezzo pieno” che, secondo l’Autorità, non veniva quasi mai applicato. Questo meccanismo creava nei clienti la percezione di un risparmio molto più consistente di quello reale.

Il risultato era una spinta all’acquisto basata su una presunta urgenza e convenienza, amplificata da massicce campagne pubblicitarie su tutti i media. Testimonial di grande fama come Sabrina Ferilli, Gerry Scotti e Amadeus hanno prestato il loro volto a queste comunicazioni, contribuendo a rafforzarne la credibilità presso il grande pubblico.

Il secondo punto contestato riguarda l’autenticità dello slogan “artigiani della qualità”. L’immagine di un prodotto di alta fattura e made in Italy si è scontrata con una realtà produttiva differente, già evidenziata in passato da inchieste giornalistiche come quella della trasmissione svizzera “Patti Chiari”. Su circa 600 dipendenti diretti, l’azienda ne conta solo tre con la qualifica di operaio.

Come è possibile, quindi, garantire una produzione artigianale su larga scala? La risposta è emersa dall’analisi della filiera. Poltronesofà si affida a una vasta rete di subappalti, che coinvolge piccole aziende sul territorio, in prevalenza a conduzione cinese, e fornitori esteri, come quelli in Romania per le operazioni di cucitura. Questo modello permette di abbattere i costi della manodopera, ma solleva interrogativi sulla trasparenza e sulla sostenibilità sociale della produzione.

Sebbene queste pratiche possano essere legalmente ammesse, esse tradiscono l’immagine di un’azienda radicata nella tradizione artigianale italiana. L’intervento dell’AGCM, sollecitato anche da diverse associazioni di consumatori, ha confermato un sistematico divario tra la narrazione commerciale e i reali processi produttivi, con un conseguente danno economico e informativo per gli acquirenti.

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