Prato, accusata di sesso con minore: processo iniziato e rinviato al 23 settembre

L'indagine era stata avviata in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzo a cui la donna aveva dato in passato ripetizioni private

PRATO – E’ durata poco meno di mezz’ora, per un cambio del collegio giudicante, la prima udienza a Prato del processo in rito ordinario, a carico della donna trentenne accusata di atti sessuali e violenza sessuale nei confronti di un minorenne. A cui dava ripetizioni private e da cui ha avuto un figlio alcuni mesi fa. Con la donna viene processato anche il marito, accusato di falsa attestazione di stato. Poiché in una prima fase della vicenda aveva affermato di essere lui il padre del bambino nato dalla relazione della moglie con il 15enne. Pur sapendo, secondo l’accusa, che il bambino era stato concepito con il minore, oggi quindicenne. Ma che all’epoca dei fatti contestati non aveva ancora compiuto 14 anni. La prossima udienza è fissata per il prossimo 23 settembre. I due coniugi oggi erano presenti in aula.

Le dichiarazioni del marito della donna

Il marito della trentenne, parlando con i giornalisti al termine dell’udienza, ha detto: “Cerchiamo tutti di affrontare questo processo che speravamo di iniziare prima. Ma così è. Ho visto mia moglie tranquilla, provata ma tranquilla. Continuiamo a affrontare questa cosa come abbiamo fatto fin dall’inizio e vogliamo che venga fuori la verità. Essendo mia moglie la supporto, non approvo magari altre cose, ma il supporto c’è sempre stato”. Rispondendo a chi gli chiedeva se si fosse sentito tirare in causa ingiustamente, l’uomo, che da alcuni mesi vive separato dalla moglie, ha risposto: “Sinceramente sì, lo avevo già detto in precedenza”.

La linea della difesa

Uno dei difensori della coppia, l’avvocato Mattia Alfano, ha spiegato che sono state già fissate tutte le udienze che saranno due ottobre e due a novembre. E ha fatto sapere che contro la decisione del collegio dei giudici di Prato, che nei giorni scorsi ha rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari a cui la donna è ristretta dallo scorso 27 marzo, è stato presentato un ricorso “al tribunale della libertà” e che “è pronta un’istanza per proseguire il percorso terapeutico che la signora sta già intraprendendo”.

L’avvio delle indagini sul caso

Entro dicembre dovrebbe arrivare la sentenza sulla vicenda deflagrata nei primi giorni dello scorso mese di marzo. L’indagine, condotta dalla squadra mobile di Prato e coordinata dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, era stata avviata in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzo. A cui la donna aveva dato in passato ripetizioni private. Ai genitori il 15enne aveva raccontato della relazione con la donna. E di essere il padre del neonato che la sua insegnante, già madre di un altro bambino, aveva partorito pochi mesi prima. La paternità dell’adolescente venne successivamente provata dal test del Dna, effettuato sul neonato con il consenso dell’indagata.

Gli arresti domiciliari

Il 27 marzo scorso la donna era finita agli arresti domiciliari, disposti dal gip del tribunale di Prato, su richiesta della procura, per rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, basate oltre che su testimonianze di quanti conoscevano la donna anche sull’acquisizione dei contenuti dei telefonini dell’indagata e del ragazzo, dai quali sono state estrapolate le loro chat, la trentenne, che si era offerta di dare ripetizioni al minore che doveva affrontare l’esame di terza media, avrebbe esercitato pressioni e ricatti sull’adolescente. Perché non interrompesse la loro relazione.

Il riesame del tribunale

Prima il tribunale del Riesame di Firenze e poi il tribunale di Prato hanno respinto i ricorsi presentati dei legali della trentenne. Per chiedere la revoca degli arresti domiciliari. Nella motivazione della sentenza di rigetto dell’istanza di revoca della misura cautelare, i giudici del Riesame hanno scritto che l’indagata è “manipolatrice. Incapace di autocritica e autocontrollo”. A nulla, per adesso, è valso il fatto che la donna abbia iniziato un percorso di cura con uno psicoterapeuta.

La donna non mostra segni di pentimento

Secondo i pm, le cui tesi sono state condivise dal collegio dei giudici del tribunale di Prato che hanno respinto il nuovo ricorso della difesa per la revoca degli arresti domiciliari, il percorso terapeutico, iniziato a maggio, non può avere già prodotto risultati apprezzabili. E inoltre la donna non ha mai mostrato segni di pentimento continuando a negare le proprie responsabilità. In sostanza, per l’accusa e per il collegio dei giudici, il quadro al momento non sarebbe cambiato rispetto alle valutazioni del tribunale del Riesame.

L’udienza è rinviata a settembre

Nel processo che si è aperto questa mattina un peso rilevante avranno le dichiarazioni rese dal 15enne in incidente probatorio. Il ragazzo, in quella circostanza, ascoltato in modalità protetta, aveva raccontato che i primi rapporti sessuali erano iniziati quando ancora non aveva compiuto 14 anni. Smentendo la versione dell’indagata che sosteneva invece che fossero iniziati quando il minore era già 14enne. All’ipotesi di reato di atti sessuali con minore, quindi, si era aggiunta anche quella di violenza sessuale. I legali della donna hanno depositato una perizia che metterebbe in dubbio l’attendibilità del ragazzino.

(LaPresse)

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