Il futuro dei lecci storici lungo la Via d’Acqua, nel Parco reale della Reggia di Caserta, è al centro di un dibattito. Le associazioni ambientaliste chiedono interventi mirati di messa in sicurezza, opponendosi a una sostituzione integrale. La questione è stata discussa in un confronto con il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II, svoltosi il 9 febbraio a Portici.
La LIPU di Caserta, in rappresentanza della rete di associazioni, ha presentato i risultati di un’indagine sul campo. L’analisi ha riguardato ogni singolo albero del viale e, secondo lo studio, gli esemplari con problemi strutturali gravi che ne richiederebbero l’abbattimento non superano il 10% del totale.
Questo dato, per gli ambientalisti, non giustifica la rimozione completa di tutti i lecci, ipotesi avanzata dai docenti universitari durante l’incontro. Una misura così drastica è ritenuta sproporzionata rispetto alla reale situazione del filare.
La proposta alternativa è pragmatica: sostituire solo gli alberi irrimediabilmente danneggiati e colmare le ‘fallanze’, ovvero gli spazi vuoti lasciati da piante cadute. Parallelamente, si chiede di mettere in sicurezza il percorso, anche con una chiusura temporanea al pubblico, per eliminare ogni rischio senza sacrificare il patrimonio arboreo.
Sotto il profilo paesaggistico, le associazioni sostengono che la continuità visiva delle chiome sia ancora intatta. L’effetto scenografico del viale monumentale, elemento chiave del progetto vanvitelliano, non risulterebbe quindi compromesso dallo stato attuale delle piante.
A rafforzare questa linea è intervenuta Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa. ‘La priorità deve essere la cura, non la sostituzione’, ha dichiarato. ‘Parliamo di un patrimonio ambientale e storico. Ogni scelta dovrà basarsi sulla buona gestione del bene pubblico, nel rispetto dei benefici ecosistemici che questi lecci assicurano’.
Le associazioni continueranno a dialogare con le istituzioni per salvaguardare questo bene. Hanno ribadito che il filare non è un semplice decoro, ma una componente essenziale dell’equilibrio ambientale del parco e della sua identità storica.



















