Dopo essersi affermato come capocannoniere della scorsa Ligue 1, Esteban Lepaul ha ripreso subito la vetta della classifica con il Rennes, segnando sette goal in sette partite. L’attaccante, classe 2000, è la stella della squadra attesa a Torino per la terza giornata di Europa League, ma la sua presenza contro la Juventus è in forte dubbio.
Reduce da una tripletta su rigore nella sconfitta per 4-3 contro il Paris FC, ha riportato un problema alla caviglia che potrebbe costringerlo a saltare la sfida. Nonostante le ottime prestazioni in campionato, è ancora a secco nelle due presenze europee di questa stagione.
Le sue performance hanno attirato l’interesse di molti club europei. Con un contratto blindato fino al 2030 e tre presenze nella nazionale francese guidata dal nuovo ct Zinedine Zidane, la sua valutazione è schizzata a 45 milioni di euro.
Lepaul è un attaccante moderno: dinamico, rapido e letale in area di rigore. Non un centravanti di sfondamento fisico, ma una punta abile nel dialogo con i compagni, capace tanto di segnare quanto di fornire assist. La sua carriera è stata una scalata continua, partita dal basso.
Cresciuto nelle giovanili del Lione, a 20 anni il club ha deciso di non rinnovargli il contratto. Da lì è ripartito dall’Epinal, in quarta divisione, per poi passare all’Orleans e compiere il salto all’Angers. Acquistato per soli 150mila euro, ha trascinato la squadra alla promozione in Ligue 1 a suon di goal.
Dopo 9 reti al suo primo anno nella massima serie, il Rennes ha deciso di investire su di lui 13 milioni, una cifra ripagata con la vittoria del titolo di capocannoniere. Dietro il calciatore che ha conquistato la Francia si nasconde una storia personale drammatica.
Esteban è figlio d’arte: suo padre Fabrice era un’ala sinistra di grande talento, stella nascente del calcio francese con l’Auxerre e presenza fissa nelle nazionali giovanili. La sua carriera è stata spezzata a vent’anni, nel 1997, da un terribile incidente stradale che lo ha lasciato in coma per quindici giorni.
Nonostante i medici gli avessero predetto una vita su una sedia a rotelle, Fabrice è tornato a camminare e persino a giocare, ma la passione per il calcio era svanita. Il destino si è accanito una seconda volta nel 2020, quando un altro incidente lo ha mandato di nuovo in coma.
Dichiarata la morte cerebrale, è toccato al figlio Esteban, allora ventenne, firmare l’autorizzazione per interrompere le cure. Da quel momento, ogni sua rete è una dedica al padre che lo guarda dall’alto.






