Gli attrezzi da pesca abbandonati in mare, noti come ‘reti fantasma’, costituiscono uno dei rifiuti più pericolosi e inquinanti per gli ecosistemi marini. Spesso invisibili perché fluttuano sotto la superficie dell’acqua, sono realizzate con materiali sintetici estremamente resistenti come nylon, polietilene ad alta densità (HDPE) e polipropilene.
Questi materiali non si degradano facilmente e possono persistere nell’ambiente marino per centinaia di anni. Durante questo lungo periodo, non solo continuano a intrappolare e uccidere la fauna marina, ma si frammentano lentamente in microplastiche, particelle tossiche che contaminano l’intera catena alimentare.
Tuttavia, proprio la loro eccezionale resistenza ha aperto la strada a un’innovativa filiera di economia circolare. Diverse aziende, in Italia e nel mondo, hanno sviluppato processi per recuperare queste reti e trasformarle in una risorsa preziosa, dando vita a nuovi prodotti di alta qualità.
Un esempio virtuoso è rappresentato dal filato ECONYL®, un tipo di nylon rigenerato e riciclabile all’infinito. Aziende italiane come Carvico, in provincia di Bergamo, e il gruppo Aquafil, con sede a Trento, hanno puntato su questo materiale. Utilizzando le reti dismesse, insieme ad altri scarti plastici, producono tessuti tecnici ed elasticizzati. Questi filati vengono poi impiegati per la creazione di costumi da bagno e abbigliamento sportivo.
L’impegno si estende anche al settore dell’arredamento e della moda. Il nylon rigenerato dalle reti, infatti, viene utilizzato per produrre tappeti, moquette per la casa, calze e biancheria intima.
Dal recupero dei rifiuti marini sono nate anche iniziative locali di grande impatto. A Mazara del Vallo, in Sicilia, tre giovani hanno fondato il marchio ‘Risacca’, un progetto che trasforma gli scarti delle reti, particolarmente abbondanti in quell’area, in borse, zaini e accessori di moda dal design unico.
Le applicazioni non si fermano qui. L’azienda cilena Bureo ha dimostrato che è possibile realizzare prodotti funzionali e di tendenza come skateboard e occhiali da sole. Un altro esempio di creatività è NETTA Circular Design, un’iniziativa artigianale che realizza oggetti e installazioni di design, come arredi per spazi pubblici, collaborando con le cooperative di pesca locali.
Questi progetti dimostrano come sia possibile affrontare concretamente il problema dell’inquinamento da plastica. Trasformare un rifiuto letale, che costituisce circa il 10% della plastica presente negli oceani, in oggetti utili e di design non è solo un modello di business sostenibile, ma un passo fondamentale per la tutela dei nostri mari.



















