Ricerca ambientale: l’Italia perde un grande botanico

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Eredità verde
Eredità verde

Il mondo della scienza e della tutela ambientale italiana ha subito una grave perdita. È venuto a mancare il 13 gennaio 2026 Pietro Massimiliano Bianco, per tutti semplicemente “Max”, un botanico di rara passione e competenza il cui lavoro ha lasciato un’impronta profonda nella conservazione della natura del nostro Paese.

Chiunque abbia conosciuto Max lo ricorda come un uomo di campo, un ricercatore che trovava la sua vera dimensione tra la flora e gli ecosistemi che studiava e difendeva con ardore. La sua era una voce schietta, spesso intransigente, che non ammetteva compromessi di fronte agli attacchi perpetrati dall’uomo contro l’ambiente e la fragilità degli habitat. Un difensore autentico, il cui rigore era pari solo al suo amore per il mondo vegetale.

La sua carriera scientifica affonda le radici negli anni universitari, un periodo formativo trascorso nel prestigioso laboratorio del Professor Sandro Pignatti, uno dei padri della botanica moderna in Italia. Questo imprinting ha segnato il suo percorso, culminato con l’ingresso in ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel 2005. Qui ha trovato il contesto ideale per mettere a frutto le sue conoscenze.

Appena entrato nell’istituto, Max si è unito al team di lavoro del progetto “Carta della Natura”. Non si trattava di un incarico qualunque, ma della partecipazione a uno degli strumenti conoscitivi più importanti per il Paese, previsto dalla legge quadro sulle aree protette. Il suo contributo è stato fondamentale per mappare e valutare lo stato degli ecosistemi italiani, fornendo dati essenziali per le politiche di conservazione.

Nonostante il suo ruolo iniziale, la sua grande disponibilità e la vastità delle sue competenze lo hanno portato a diventare un punto di riferimento ben oltre il suo gruppo di lavoro. Max ha collaborato attivamente a innumerevoli iniziative, sempre pronto a intervenire dove ci fosse bisogno di un parere esperto per sostenere le istanze della protezione naturalistica. Molti colleghi, che lo avevano conosciuto fin dai tempi dell’università, lo hanno ritrovato in ISPRA come un professionista maturo ma con la stessa, immutata passione.

La sua scomparsa lascia un segno profondo non solo tra i colleghi, ma in tutta la comunità scientifica che si occupa di ambiente. La sua schiettezza, unita a una profonda preparazione, mancherà in un’epoca in cui la difesa della natura richiede voci coraggiose e competenti. L’eredità di Max Bianco non risiede solo nelle sue pubblicazioni, ma nell’esempio di una vita spesa per la causa più nobile: la custodia del nostro patrimonio verde.

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