Rifiuti in 14 Comuni, l’ombra del clan Zagaria sugli appalti: sequestrate 3 società per 7 milioni

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Ivano Balestriere, Raffaele Balestriere e Alfonso Ottimo
Ivano Balestriere, Raffaele Balestriere e Alfonso Ottimo
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CASERTA – La monnezza è denaro. Un business milionario che da decenni attira gli interessi della criminalità organizzata. E che, secondo la Dda di Napoli, sarebbe finito anche al centro delle attenzioni del clan Zagaria, attraverso una rete di ditte riconducibili alla galassia imprenditoriale di Ivano Balestriere. In gioco, appalti per circa 75 milioni di euro distribuiti tra 14 Comuni della Campania. È il giro d’affari ricostruito dagli investigatori nell’inchiesta sfociata nel sequestro di tre società attive proprio nel settore dell’igiene urbana: Vittoria Srl, con sede a Napoli, Angel Srl, di Santa Maria la Carità, e Marano Ambiente, con base a San Prisco. Imprese che, sostiene la Procura, avrebbero raccolto parte delle attività e del patrimonio della Isvec Srl, ritenuta contaminata dall’immissione di capitali di presunta provenienza mafiosa riconducibili al gruppo Zagaria.

Il sequestro, per un valore superiore a 7 milioni di euro, è stato convalidato nei giorni scorsi dal gip del Tribunale di Napoli, Alessandra Zingales. Sotto chiave quote societarie, rami d’azienda, conti correnti e beni delle imprese coinvolte. La gestione è stata affidata all’amministratore giudiziario Valerio Di Stasio. Nell’inchiesta che ha fatto scattare i sigilli risultano indagate otto persone, tra soci e amministratori delle società coinvolte, per le ipotesi di reimpiego di capitali e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante della finalità di agevolare il clan dei Casalesi. A ricostruire i movimenti societari e finanziari sono stati i militari della guardia di finanza della Compagnia di Ischia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere una progressiva ‘spoliazione’ del patrimonio della Isvec, attraverso il trasferimento di attività, beni e contratti ad altre imprese. Un meccanismo che, a detta degli inquirenti, avrebbe consentito di proseguire gli affari sotto diverse denominazioni societarie.

Dalla prima inchiesta ai nuovi sequestri

La nuova attività investigativa si inserisce in un procedimento più ampio, già sfociato lo scorso marzo nell’arresto di Ivano Balestriere, dei fratelli Carmine e Antonio Zagaria, di Alfonso Ottimo (nella tondo) e di altri indagati. Misure personali che però sono state successivamente annullate dal Tribunale del Riesame per vizi nella motivazione dell’ordinanza. Nell’ambito di quella stessa inchiesta era stato disposto anche il sequestro della Isvec, riconducibile a Balestriere, difeso dall’avvocato Mario Griffo. Ora gli investigatori hanno allargato il campo, ricostruendo i successivi passaggi societari e cercando di individuare dove sarebbero confluite le attività e le risorse economiche dell’impresa ritenuta legata al clan. Per la Procura, Vittoria, Angel e Marano Ambiente avrebbero così garantito la continuità delle attività economiche della Isvec, pur essendo società formalmente distinte.

Il passaggio alla vittoria

Uno dei passaggi centrali dell’inchiesta riguarda la Vittoria Srl. Nel novembre 2025 la Isvec effettuò un conferimento di capitale da 90mila euro nella Vittoria, il cui capitale sociale passò così da 40mila a 130mila euro. La società sarebbe inoltre subentrata in attività e rapporti contrattuali precedentemente riconducibili alla Isvec. Secondo il provvedimento giudiziario, prima dell’operazione la Vittoria aveva un fatturato modesto e non disponeva di mezzi e strutture adeguati alla gestione di appalti pubblici di quella portata. Dopo il trasferimento, invece, la società avrebbe registrato un significativo incremento del volume d’affari. Anche la situazione patrimoniale dei soci ha alimentato i sospetti: i redditi dichiarati, secondo la Procura, non sarebbero stati sufficienti a sostenere un’operazione di quella portata. Da qui l’ipotesi che la Vittoria fosse stata utilizzata per proseguire, sotto un’altra insegna, gli affari della Isvec.

Angel, il ramo d’azienda da 5,4 milioni di euro

Un’altra operazione finita sotto la lente della magistratura riguarda la Angel Srl, che nel novembre 2025 prese in affitto dalla Isvec un ramo d’azienda del valore di circa 5,4 milioni di euro. Il trasferimento riguardava una parte fondamentale dell’attività imprenditoriale: i servizi di igiene urbana, con i relativi mezzi, attrezzature, personale e contratti d’appalto. Per gli investigatori si sarebbe trattato, di fatto, del passaggio del principale settore operativo della Isvec a una società che aveva iniziato a operare nella raccolta dei rifiuti non pericolosi soltanto dal dicembre 2025. Anche in questo caso, secondo la ricostruzione della Procura, la capacità economica e patrimoniale della compagine societaria non sarebbe risultata proporzionata al valore delle attività acquisite, comprendenti appalti in numerosi comuni del Centro-Sud Italia.

I legami familiari e la Marano Ambiente

A rafforzare i sospetti degli investigatori ci sarebbero anche i collegamenti familiari e societari tra le imprese coinvolte. La sede legale della Angel coincide con la residenza di Elena Piombino, socia della Vittoria. I soci della Angel, Gennaro Staiano e Anna Staiano, sono inoltre figli di Catello Staiano ed Elena Piombino. La stessa Angel detiene il 95% delle quote della Marano Ambiente, terza società raggiunta dal provvedimento di sequestro. Quest’ultima, secondo la ricostruzione della Dda, avrebbe proseguito la gestione del servizio integrato dei rifiuti del Comune di Marano di Napoli, un appalto originariamente aggiudicato alla Isvec. Le due società condividevano inoltre la stessa sede operativa e il medesimo rappresentante legale, Giuseppe Izzo. Per gli investigatori, proprio questi intrecci avrebbero consentito di mantenere in attività il sistema economico della Isvec, nonostante il cambio delle insegne societarie.

Le accuse a Ivano Balestriere

Nella precedente inchiesta, a Ivano Balestriere e Alfonso Ottimo, di Frignano, veniva contestato il presunto reimpiego nella Isvec di 200mila euro, ai quali si sarebbero aggiunte altre centinaia di migliaia di euro. Somme che, secondo gli inquirenti, provenivano dalle attività del clan dei Casalesi, gruppo Zagaria. Secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato riconducibile a Filippo Capaldo (nipote del capoclan Michele Zagaria e già condannato in via definitiva come esponente di vertice del clan) e sarebbe stato immesso nell’impresa attraverso Ottimo. È da questo presunto intreccio tra capitali del clan e appalti pubblici che prende le mosse l’inchiesta arrivata ora a colpire altre tre società del settore ambientale.

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