Nella sua nuova autobiografia, intitolata “Oltre”, Francesco Totti ha svelato i dettagli della sua drammatica battaglia contro il Covid, vissuta nell’autunno del 2020. Un racconto scioccante che ha messo in luce la profonda paura provata dall’ex capitano della Roma, ammalatosi pochi giorni dopo la tragica perdita del padre Enzo, morto proprio a causa del virus. “Non so se ce la farò, credetemi, non so quanto resisterò ancora”, ha confessato ai suoi figli in un momento di grande sconforto.
La situazione clinica è precipitata rapidamente. “Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Medicine, punture, intrugli: non faceva effetto niente”, ha spiegato l’ex calciatore nel suo libro. Il malessere lo ha costretto a recarsi al Campus Bio-Medico di Roma per accertamenti. Gli esami hanno dato un esito preoccupante: polmonite bilaterale e un livello di saturazione dell’ossigeno sceso all’88%, un valore critico che ha allarmato i sanitari.
Di fronte a questo quadro clinico, i medici hanno disposto il ricovero immediato. A quel punto, però, Totti ha preso una decisione tanto drastica quanto inaspettata: ha rifiutato l’ospedalizzazione e ha firmato le dimissioni volontarie. La sua motivazione era legata al ricordo straziante del padre. “Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli”, ha dichiarato, scegliendo di affrontare la malattia tra le mura domestiche.
Tornato a casa, ha passato notti difficilissime, dominate dall’angoscia e dalle difficoltà respiratorie. In quei giorni ha ricevuto una telefonata da Pier Silvio Berlusconi, contattato da Silvia Toffanin, amica di Ilary Blasi. L’offerta era generosa: un aereo privato per trasferirlo a Milano e affidarlo alle cure di Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele. La risposta di Totti è stata netta e colorita: “Ma che sei matto? Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?”.
È stato lo stesso Zangrillo, a quel punto, a prendere in mano la situazione a distanza. Il professore ha contattato telefonicamente l’ex fantasista, chiedendogli dettagli sulla sua posizione durante il sonno. Saputo che dormiva abitualmente di fianco, gli ha dato un’indicazione precisa e vitale: posizionarsi a pancia in giù, con il torace appoggiato al materasso e le braccia aperte. “Come Gesù in croce?”, ha chiesto Totti. Zangrillo gli ha chiarito che quella era l’ultima opzione prima del ricovero forzato.
La mossa si è rivelata miracolosa. La respirazione è migliorata quasi subito, la febbre ha iniziato a scendere e la saturazione dell’ossigeno è risalita fino al 99%. “Mi sono sentito rinascere. Zangrillo non ne ha sbagliata una”, ha concluso Totti nel suo racconto, sottolineando come l’intuizione del medico gli abbia, di fatto, salvato la vita, permettendogli di superare il momento più buio della malattia senza dover entrare in ospedale.




