Roma: un’area verde del Pigneto torna ai privati

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Cittadinanza attiva
Cittadinanza attiva

Un’area di 1500 metri quadrati in via del Pigneto a Roma, per oltre vent’anni sospesa in un limbo amministrativo, è al centro di una nuova vertenza. Una recente delibera ha infatti chiuso un contenzioso ventennale, restituendo la piena proprietà del terreno alla società privata Porta Maggiore Park. Questa decisione ha messo in allarme i residenti e le associazioni che, a partire dal 2022, avevano trasformato quello spazio da luogo di degrado a punto di incontro per il quartiere.

La storia di questo terreno è complessa. Inizialmente, la proprietà aveva ottenuto una compensazione nell’ambito del Piano Urbano Parcheggi: lo scambio di questo lotto con uno più grande in zona Garbatella, destinato a un parcheggio mai realizzato. Nel frattempo, diverse amministrazioni comunali hanno annunciato progetti di riqualificazione per l’area del Pigneto, come asili o centri servizi, senza mai concretizzarli. L’area è così rimasta in uno stato di abbandono per decenni.

La svolta è arrivata nel 2022, durante il periodo post-pandemico. A partire da un post su Facebook che denunciava lo stato di abbandono, un gruppo di cittadini ha deciso di agire. Si sono incontrati, hanno messo a fattor comune le proprie competenze e hanno dato vita al collettivo “Recuperamo”. Il gruppo, composto da giovani, studenti, nuovi abitanti e residenti storici, ha deciso di prendersi cura direttamente dello spazio.

Con una serie di iniziative dal basso, il collettivo ha organizzato giornate di pulizia, bonificato il terreno da rifiuti e installato panchine e giochi per bambini. In breve tempo, l’area è diventata il “Parchetto Recuperamo”, un luogo vivo e frequentato. L’impegno dei cittadini ha permesso di riportare la socialità in un angolo del quartiere che era sinonimo di buio e malaffare.

Dall’estate del 2022, il parchetto ha ospitato festival letterari, concerti acustici, spettacoli teatrali e mostre fotografiche, trasformandosi in una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. Le serate si sono animate di luci, musica e convivialità, ricreando un senso di comunità che spesso manca nelle grandi città. L’esperienza ha dimostrato come l’attivismo possa rigenerare non solo un luogo fisico, ma anche il tessuto sociale di un quartiere.

La recente decisione amministrativa, pur risolvendo un’annosa questione burocratica senza costi per le casse comunali, ha generato forte preoccupazione. I cittadini temono ora di perdere uno spazio che hanno curato e reso pubblico con i fatti. Durante un’assemblea pubblica, hanno ricevuto il sostegno di alcuni amministratori locali, tra cui i consiglieri Maurizio Martana ed Evita Camerino e l’urbanista Giovanni Caudo.

L’obiettivo comune è ora quello di spingere l’amministrazione comunale ad avviare un confronto con la proprietà per l’acquisizione definitiva dell’area. Le opzioni sul tavolo sono un esproprio per pubblica utilità o un nuovo accordo di compensazione. I rappresentanti istituzionali hanno garantito il massimo sostegno per valorizzare la storia di cura collettiva e rendere questo luogo formalmente pubblico.

Indipendentemente dall’esito finale, l’esperienza di Recuperamo ha rappresentato un laboratorio di città possibile, dimostrando come i cittadini possano riappropriarsi degli spazi e tessere nuove relazioni tra loro e con le istituzioni.

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