Salvia d’accordo con il sindaco di Ottaviano: “Magnificare i boss senza correttivi è pericoloso”

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Antonino Salvia

NAPOLI – “Credo che il sindaco di Ottaviano abbia fatto bene. E’ ora di dare un segnale diverso”. Antonino Salvia è il figlio di Giuseppe Salvia, il vicedirettore del carcere di Poggioreale che il boss Raffaele Cutolo fece uccidere per un permesso negato.
“Fino a qualche anno fa Ottaviano era considerata la roccaforte dei Cutoliani – racconta al telefono – ma oggi non è più così. Il Castello Mediceo non è un luogo qualunque, parliamo della ex roccaforte di Raffaele Cutolo”. Perché ritiene che la scelta del sindaco di Ottaviano sia giusta?

“La città si sta riprendendo ora, dopo aver portato sulle spalle per decenni una forte accezione negativa. Credo che il sindaco abbia dato inizio una nuova stagione di cultura”. Poi scende nei dettagli: “Non dobbiamo mai dimenticare che alcune fiction vengono fatte per raccontare il male e la violenza. Nessuno vuole mettere il bavaglio, la cultura ha uno spettro ampio. Ma spesso le fiction sono prive dei dovuti correttivi narrativi e a volte rappresentano una devianza per giovani, che hanno già fatto una scelta sbagliata.
Magnificare i boss, senza correttivi può ingenerare effetti emulativi.

Non lo dico io, ma importanti studi pedagogici. Ciò avviene in particolare nei ragazzi che non hanno adeguati punti di riferimento e di crescita. Più spesso nelle periferie. In quei ragazzi più a rischio di dispersione scolastica”. E incalza: “Un set cinematografico del resto si può fare ovunque. Perché proprio lì. Quel fabbricato ha rappresentato nel passato uno dei clan più feroci e sanguinari di Napoli. Penso che sia arrivato il momento che i registi e gli sceneggiatori adottino le stesse tecniche per narrare anche il bene, il sacrificio degli uomini di Stato che hanno sacrificato la loro vita per la giustizia e il popolo. Raccontare pure esempi virtuosi”. Oggi Antonino Salvia ha scelto la stessa strada del padre: “Ho deciso di lavorare nell’amministrazione penitenziaria, per proseguire la strada che lui aveva interrotto, non per volontà sua. Mi occupo della gestione della privazione della libertà personale. Ho avvertito la sua vocazione e continuo il cammino per la legalità”.

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