Sardegna impugna la legge sulle aree per rinnovabili

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Autonomia energetica
Autonomia energetica

Lo scontro istituzionale tra Governo e Regione Sardegna sulle competenze in materia di energia ha raggiunto un nuovo livello. L’amministrazione regionale, guidata dalla presidente Alessandra Todde, ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge nazionale che definisce le aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili.

“Abbiamo impugnato una norma che scavalca le nostre competenze statutarie, ignora la copianificazione e riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove”, ha dichiarato la presidente Todde. Il provvedimento contestato è la legge n. 4/2026, nota anche come Decreto Transizione 5.0, con cui il Governo ha recepito una sentenza del TAR del Lazio.

Questa azione legale si inserisce in un braccio di ferro già in corso. In precedenza, era stata l’Avvocatura Generale dello Stato a presentare ricorso contro la legge regionale sarda n. 31/2025, che conteneva una moratoria per i nuovi impianti, ritenendola incostituzionale. La Sardegna era stata la prima regione italiana a legiferare in autonomia sulla materia, vedendosi però subito ostacolata dal Governo centrale.

Ora, mentre l’amministrazione isolana lavora per adeguare la propria legge ai rilievi della Consulta, la battaglia sull’autonomia energetica prosegue su un nuovo fronte.

La presidente Todde ha voluto chiarire la posizione della sua giunta: “La Sardegna non è contro la transizione energetica”. L’opposizione, ha spiegato, è rivolta a chi “pretende di decidere come e dove farla al posto nostro, ignorando il paesaggio, il nostro ambiente, i siti archeologici e identitari di valore internazionale e le comunità di questa terra”. Il fulcro della disputa è la difesa del principio di copianificazione tra Stato e Regione.

Il ricorso presentato alla Corte Costituzionale evidenzia anche altre criticità. “Non accettiamo che lo Stato trattenga beni pubblici dismessi che il nostro Statuto destina alla Sardegna”, ha proseguito Todde, denunciando un’ulteriore violazione delle prerogative regionali.

Vengono inoltre contestati “i poteri sostitutivi che il Governo si è attribuito, alterando l’equilibrio istituzionale e scavalcando nei fatti perfino il ruolo della Corte Costituzionale”.

Infine, la giunta sarda ha sollevato una contraddizione nella politica energetica nazionale riguardo all’eolico offshore. “Il Governo da un lato apre le porte all’eolico in mare con il Piano dello spazio marittimo, dall’altro ammette che quella tecnologia presenta criticità rilevanti per costi e impatto”, ha osservato la presidente. Per questa ragione, la Regione ha annunciato che chiederà formalmente la revoca di tale piano, in difesa del proprio territorio e di una transizione che rispetti il patrimonio ambientale e culturale sardo.

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