Sassuolo, Aquilani duro: ‘Manca cattiveria in difesa’

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Al termine della pesante sconfitta casalinga per 6-2 subita contro la Lazio, l’allenatore del Sassuolo, Alberto Aquilani, si è presentato in conferenza stampa con un messaggio tanto chiaro quanto severo, rivolto alla sua squadra e ai tifosi. Il tecnico non ha cercato alibi, ma ha offerto un’analisi lucida e critica della prestazione dei neroverdi.

L’esordio del suo discorso è stato inequivocabile: “C’è poco da dire, c’è solo da chiedere scusa”. Parole che esprimono il rammarico per un risultato umiliante, ma che hanno subito lasciato spazio a una diagnosi precisa del problema principale della squadra. “Manca quell’attitudine di volersi difendere con cattiveria”, ha dichiarato Aquilani, individuando nella mancanza di aggressività e determinazione in fase di non possesso la radice del crollo.

L’allenatore ha proseguito la sua disamina, interrogandosi sulla natura di questa carenza. “Può essere un problema mentale, tattico, individuale o collettivo”, ha ammesso, evidenziando come la difficoltà sia complessa e diffusa. Un limite che sembra nascere da un’eccessiva sicurezza nelle proprie capacità offensive. “C’è poco filtro a centrocampo, non si annusa il pericolo”, ha spiegato. “Esiste questa convinzione che, tanto, quando abbiamo noi la palla siamo pericolosi, e questo è diventato un limite”.

Aquilani ha poi voluto sgombrare il campo da ogni possibile giustificazione, come le assenze pesanti. “Abbiamo perso due giocatori importanti, ma se venissi qui a cercare questi alibi sarei un uomo piccolo così. Non mi sentirete mai dire cose del genere”. Un modo per richiamare tutto il gruppo alla propria responsabilità, senza nascondersi dietro le contingenze.

Il discorso si è spostato anche su alcuni singoli, non per trovare capri espiatori ma per illustrare una necessità di crescita collettiva. Riferendosi a un giocatore d’esperienza come Matic, ha sottolineato: “Ha 39 anni e ogni tanto bisogna pensare che non ci sia. Dobbiamo abituarci all’idea che giochi qualcun altro”. Una riflessione che coinvolge anche i più giovani, come Lipani e Bakola, definiti giocatori “di potenziale, ma che devono ancora crescere”.

Il messaggio finale è stato un appello a un profondo esame di coscienza. L’invito è a ritrovare umiltà e concentrazione, abbandonando l’eccessiva fiducia nella fase offensiva per riscoprire il valore della solidità e della “cattiveria” agonistica necessarie per competere a questi livelli. Una scossa forte, voluta dal tecnico per provocare una reazione immediata nel suo gruppo.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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