Scacco ai clan a Pianura: cassa comune per i detenuti, così i sodalizi facevano affari

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Arresti 5 novembre 2026
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NAPOLI – Ma il sistema di controllo del territorio non si sarebbe limitato agli stupefacenti. Il clan avrebbe imposto il pagamento di una quota anche a chi svolgeva altre attività illecite, comprese truffe finanziarie e telematiche, trasformando il controllo criminale in una forma di tassazione imposta a chiunque operasse nell’area di influenza del gruppo. Un meccanismo che avrebbe consentito di alimentare una consistente cassa comune, amministrata dal presunto capo dell’organizzazione e destinata, tra le altre cose, al mantenimento degli affiliati detenuti e al pagamento delle loro spese legali.

Nel corso delle indagini sono state sequestrate armi, anche da guerra, munizioni, giubbotti antiproiettile, ordigni e sostanze stupefacenti. Elementi che, secondo la ricostruzione investigativa, confermerebbero la disponibilità di un arsenale e la capacità del gruppo di sostenere un confronto armato con le organizzazioni rivali. Il sodalizio avrebbe inoltre stretto rapporti con altre realtà camorristiche dell’area flegrea e della zona settentrionale di Napoli, in particolare per gli acquisti e la distribuzione di droga e armi. Alleanze nelle quali, secondo il vicequestore Giuseppe Sassi, gli interessi economici avrebbero prevalso sulle appartenenze ai singoli clan: “Il guadagno e gli affari vanno oltre la bandiera camorristica”.

Un quadro che, per il questore Fausto Lamparelli, evidenzia anche l’evoluzione delle organizzazioni criminali sul territorio. “L’evoluzione ha portato giovanissimi affiliati al vertice: soggetti estremamente pericolosi, con grande capacità imprenditoriale nonostante la giovane età, che intessono alleanze, controllano il territorio, impongono estorsioni e gestiscono lo spaccio H24”, ha dichiarato. Tra gli strumenti di consolidamento del consenso criminale ci sarebbe stato anche il pagamento delle cosiddette mesate alle famiglie degli affiliati detenuti, una forma di sostegno economico utilizzata per mantenere i legami con il gruppo.

L’ordinanza ha colpito i vertici della camorra dell’area occidentale. Tra loro Massimiliano Santagata e Mattia Perfetto, che nonostante la sua giovane età è ritenuto da ormai diversi anni a capo del clan.

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