Scatta il maxi sequestro di latte di bufala congelato. Ecco le aziende coinvolte

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Mozzarella (AP Photo/Chris Warde-Jones)

CASERTA (Sergio Olmo) – E’ un vero e proprio e maxi sequestro di latte di bufala concentrato congelato quello portato a segno dagli ispettori del dipartimento dell’Ispettorato centrale della qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari Campania e Molise del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, meglio noto come Icqrf. Centinaia e centinaia di tonnellate di prodotto che ha visto coinvolte aziende particolarmente rinomate come la Marchesa, La Baronia, la Sori, la Cilento e le Fattorie Garofalo.

La notizia emerge in tutta la sua drammaticità nell’esposizione dei ricorsi depositati in questi giorni dai legali delle aziende coinvolte presso il Tribunale amministrativo della Campania. Sequestri, si evince dall’impugnativa, avvenuti a fine gennaio scorso all’esito di verifiche sul rispetto delle norme europee e nazionali sullo stoccaggio del prodotto bufalino presso aziende di refrigerazione come Eurofrigo o FrigoCaserta, laddove erano appunto state congelate e stoccate e migliaia e migliaia di tonnellate di latte concentrato, latte al quale, attraverso specifici procedimenti industriali era stata sottratta la parte acquosa riducendo così il volume di almeno il 40 per cento. Latte raccolto nel 2024 e nei primi giorni del 2025, prodotto che poi avrebbe dovuto essere successivamente reidratato (con cosa?) per il consumo umano sotto forma di prodotto caseario, presumibilmente mozzarella Non Dop (la Dop può essere prodotta esclusivamente con latte intero fresco). Una questione delicata e non solo sotto l’imponente valore economico se è vero, come apprendiamo, che ogni mille tonnellate di latte destinato alla lavorazione valgono intorno ai 200mila euro. In ballo insomma un giro di affari per decine e decine di milioni di euro.
Tra le norme nel mirino degli ispettori dell’Icqrf, che ad ogni buon conto informano i destinatari del sequestro della possibilità di poter presentare un reclamo per dissequestro presso il direttore del MasafIcqrf Campania e Molise (cosa evidentemente non ritenuta opportuna dai relativi legali), diverse disposizioni europee ma soprattutto le previsioni della legge sulla ricostituzione del latte ad uso umano, la 11 aprile 1974 numero 138, laddove all’articolo 1 e all’articolo 3 stabiliscono intanto (art. 1) il divieto di detenere cedere o utilizzare latte fresco al quale sia stato aggiunto latte in polvere o concentrato, o anche prodotti caseari preparati con quei prodotti e (art. 3) l’obbligo per “i produttori, gli importatori, i grossisti e gli utilizzatori di latte in polvere o di altri latti comunque conservati” di “tenere aggiornato un registro di carico e scarico de materializzato” cioè elettronico cioè digitale, da realizzare nell’ambito del Sistema informativo agricolo nazionale, Sian, nel quale, rilevano gli ispettori, non ne risulterebbe l’istituzione.

Di qui il sequestro di questo prodotto che peraltro potrebbe essere destinato anche alla confisca. Di qui il conseguente ricorso dei legali delle aziende coinvolte che ritengono, su tutto, che le norme sul latte riguarderebbero il latte bovino, altrimenti il legislatore l’avrebbe specificato, richiamando latte ovino, caprino o bufalino, appunto. Un rilievo questo che, tuttavia, convince poco , visto che proprio il richiamato articolo 3 della legge 138 parla espressamente di “altri latti”. Il che si spiegherebbe con un ragionamento molto semplice: in assenza del registro la provenienza l’origine del prodotto non è documentabile e quindi è praticamente ignota. Non vi sarebbe, pertanto, modo di accertare se il latte e gli animali da cui proviene hanno i necessari requisiti sanitari che rendono il prodotto privo di rischi per il consumatore.

Sarebbe un bel paradosso che da un lato si abbattono gli animali con sospetta (sottolineiamo sospetta, ndr) brucellosi o tubercolosi e dall’altro mettiamo in circolazione un latte di cui si ignora l’origine e quindi se provenga da animali sani o meno o contenga o meno contaminanti nocivi alla salute dell’uomo. Sarebbe in altri termini come lasciare in circolazione migliaia di tonnellate di cui si sa poco o nulla dal punto di vista sanitario. Comunque, un’autorità competente veterinaria un po’ svagata, visto che ad essa spetta il compito di vigilare sulla salute degli animali, ma anche sulla ineccepibilità della qualità sanitaria del latte e derivati. Un caso, quello in questione, che pone anche altri temi, a partire da quello dell’assenza o quella quasi totale inesistenza di un sistema di tracciabilità del latte di bufala e del prodotto mozzarella Dop e non Dop.  Un contesto che, come dimostrato dalle cronache odierne ma anche passate, lascia maglie larghe alle frodi alimentari e finanziarie.

Nulla di nuovo sotto il sole, diremmo, se si rammenta quanto già accaduto in passato ed emerso dalle attività di indagine condotte dall’ex vice comandante del Comando dei Carabinieri delle politiche agricole e alimentari Marco Paolo Mantile, condotte tra il gennaio e il giugno del 2010, puntualmente riferito dallo stesso nel corso di un’audizione alla Camera dei Deputati laddove si accese un faro sul Consorzio di Tutela della Mozzarella Campana di Bufala Dop e sull’inadeguatezza dei sistemi di tracciabilità emersi dal fatto che i volumi di prodotto trasformato e commercializzato che non avrebbero trovato alcuna corrispondenza nei quantitativi di latte bufalino prodotto. Attività, quella di Mantile, che gli valse non poche intimidazioni gravi. Corsi e nefasti ricorsi? Ai magistrati, che pure dovrebbero avere sulle proprie scrivanie non poche denunce, l’ardua sentenza.

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