Uno studio pubblicato su Royal Society Publishing ha analizzato la biomeccanica dei grandi costrittori, svelando le strategie che permettono a pitoni e boa di sollevarsi in verticale e sfidare la forza di gravità. La ricerca ha dimostrato come questi animali, completamente privi di arti, riescano a mantenere una posizione eretta.
Molti esemplari sono in grado di alzarsi dal suolo, spesso come movimento preparatorio a un attacco. I serpenti arboricoli, tuttavia, hanno affinato questa capacità per necessità: devono sollevarsi per spostarsi tra i rami e in alcuni momenti riescono a tenere sospeso nel vuoto fino al 70% della loro lunghezza.
Il team di ricerca, composto da specialisti in anatomia, matematica e fisica, ha concentrato la propria attenzione su due specie arboricole della Papua Nuova Guinea: il serpente bruno arboricolo (Boiga irregularis) e il pitone ametistino (Simalia amethistina).
Gli esperimenti sono stati condotti in laboratorio, dove sono state costruite piattaforme da scalare che simulavano la distanza e lo spessore dei rami. Mentre compivano la scalata, gli animali sono stati filmati con telecamere ad alta definizione e a elevato frame rate per osservare nel dettaglio ogni movimento.
L’analisi dei filmati ha permesso di scoprire il segreto del loro equilibrio: un uso differenziato e preciso della muscolatura. Contrariamente a quanto si pensava, il metodo più efficiente non consiste nell’irrigidire l’intero corpo.
I serpenti, infatti, concentrano la rigidità e tutta la forza muscolare in una regione specifica del corpo, che funge da base stabile per il sollevamento. Finché questa porzione rimane salda, il resto della loro massa può essere mantenuto in verticale senza rischio di ribaltarsi.
Questa tecnica richiede non solo una notevole potenza muscolare, ma anche una spiccata propriocezione, ovvero la capacità di percepire la propria posizione nello spazio senza affidarsi alla vista. La conferma arriva dal fatto che alcuni esemplari riescono a compiere il movimento anche al buio completo.
Secondo gli autori, i risultati dello studio non svelano solo un affascinante segreto della natura, ma potrebbero avere importanti applicazioni pratiche. Queste scoperte potranno ispirare, ad esempio, la progettazione di robot destinati all’esplorazione, come quelli a cui sta lavorando la NASA per le future missioni lunari.


















