Singapore: il suo modello azzera la crisi idrica

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Gestione idrica
Gestione idrica

Singapore, una metropoli priva di sorgenti naturali e falde acquifere profonde, ha affrontato e risolto il rischio di scarsità d’acqua. Il suo territorio pianeggiante non favorisce la creazione di fonti idriche, eppure la città-stato è diventata un punto di riferimento globale per la sua gestione, evitando qualsiasi crisi.

A differenza di altre regioni del mondo dove le risorse naturali sono spesso sprecate, Singapore ha basato il suo successo su una strategia integrata nota come “Four National Taps” (quattro rubinetti nazionali). Questa politica si fonda su raccolta, desalinizzazione, riutilizzo e importazione.

Il primo “rubinetto” è la raccolta dell’acqua piovana. Un sistema avanzato copre circa i due terzi del territorio, trasformando tetti, strade e parchi in un immenso bacino di captazione. L’acqua viene convogliata tramite canali verso 17 bacini artificiali, dove subisce processi di potabilizzazione che includono filtrazione e disinfezione prima di raggiungere le abitazioni.

Nei periodi di siccità o di forte domanda, entra in gioco il secondo “rubinetto”: la desalinizzazione. Singapore ha adottato la tecnologia dell’osmosi inversa, lo standard più avanzato a livello mondiale. Il processo prevede la raccolta dell’acqua marina, la rimozione di impurità tramite filtri e la successiva trasformazione in acqua potabile, che viene poi rimineralizzata e disinfettata per garantirne gusto e sicurezza.

Il terzo e più innovativo pilastro è il programma NEWater, gestito dall’agenzia nazionale delle acque PUB, per il riciclo delle acque reflue. Queste vengono trattate con un processo a più fasi: membrane ultra-fini filtrano particelle e batteri, mentre un sistema a osmosi inversa rimuove sali, virus, metalli pesanti e altre impurità.

Il passaggio finale del trattamento NEWater consiste in una disinfezione con raggi ultravioletti (UV) che elimina ogni traccia di microrganismi. Il risultato è un’acqua ultra-pulita, la cui qualità supera gli standard di potabilità definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente statunitense (USEPA).

Il programma NEWater ha già soddisfatto in passato fino al 40% del fabbisogno idrico della nazione. L’obiettivo futuro è incrementare questa quota, portandola a superare il 50% nei prossimi decenni e rendendo il riutilizzo una fonte sempre più centrale per la sicurezza idrica del Paese.

Il quarto “rubinetto”, utilizzato principalmente in situazioni di emergenza, è l’importazione di acqua potabile dalla Malesia, che garantisce un ulteriore livello di sicurezza. Grazie a questa strategia a quattro pilastri, Singapore si è affermata come una vera “città-spugna”, un esempio unico al mondo dove nessuna goccia d’acqua viene sprecata.

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