L’infiammazione alla bandelletta ileo-tibiale che ha fermato Jannik Sinner potrebbe avere radici lontane, risalenti alla sua infanzia. A sostenerlo è Alfio Caronti, medico chiropratico della Fisi che ha seguito il tennista quando era giovanissimo, ai tempi dell’accademia di Riccardo Piatti. Caronti, che in passato ha lavorato con campioni come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, ha offerto una chiave di lettura inedita sull’infortunio.
Secondo il medico, il problema non è grave ma nasce da uno squilibrio profondo. “Bisogna tornare all’infanzia di Jannik”, ha spiegato Caronti. “Intorno ai 5 anni, prese uno spintone e cadde all’indietro battendo la testa. Anni dopo, lavorando con lui, ho notato che in alcuni movimenti evitava di portare la testa all’indietro. Quella caduta, a mio avviso, ha lasciato una paura inconscia”. Questa reazione protettiva del corpo, unita all’intensità del tennis professionistico, avrebbe generato una “collisione muscolare”, con i muscoli che lavorano in opposizione anziché in sinergia.
“È come guidare una Ferrari con le ruote fuori convergenza: prima o poi consumi male le gomme”, ha continuato il dottore. Il tennis, con le sue sollecitazioni estreme, non crea questi difetti, ma li mette in evidenza. L’infiammazione diventa quindi un sintomo, la spia di un problema meccanico sottostante che va corretto alla radice, non solo tamponato con farmaci.
Nonostante l’infortunio, Caronti ha definito Sinner “una macchina perfetta”, elogiandone la straordinaria capacità di contrarre un muscolo e rilassare completamente quello opposto, una dote che gli permette di generare potenza senza una grande massa muscolare. “Jannik è leggero e potente come una libellula, nessuno è come lui. La sua forza nasce dall’equilibrio perfetto del movimento, non dalla massa”.
Già in passato, Caronti aveva lavorato con Sinner per correggere questi difetti posturali prima che diventassero problemi. “Abbiamo lavorato sulle cadute, sulle spinte, sugli appoggi per restituire al corpo la sicurezza nel movimento”. Interventi preventivi sono stati applicati anche in altri ambiti, come quando a 17 anni gli hanno fatto togliere i denti del giudizio per prevenire possibili interferenze con la postura.
Parte della sua eccellenza deriva anche dallo sci, sport praticato da bambino. “Ha imparato a stare in equilibrio su due appoggi e a preparare continuamente la curva successiva. Nel tennis questo si vede benissimo: mentre colpisce, Jannik sta già tornando in posizione per il colpo successivo”.
Questa analisi suggerisce che il percorso di recupero dovrà concentrarsi sul ripristinare la piena fiducia nell’appoggio e nel movimento, lavorando per risolvere la causa dello squilibrio. Caronti, che già nel 2018 aveva riconosciuto in Sinner un “fenomeno” degno di stare tra i grandi campioni, sottolinea come la manutenzione di una macchina così sofisticata sia fondamentale per garantirne la longevità ai massimi livelli.









