Smantellamento nucleare in Italia: raggiunto il 47,7%

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Smantellamento nucleare
Smantellamento nucleare

Lo stato di avanzamento complessivo dello smantellamento degli impianti nucleari in Italia ha raggiunto il 47,7%. Il dato è stato fornito dall’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, durante un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti.

Sogin, la società pubblica incaricata del decommissioning, è stata chiamata a rispondere alle recenti critiche su costi, tempistiche e gestione delle operazioni. Il suo mandato copre lo smantellamento delle quattro ex centrali di Trino, Caorso, Latina e Garigliano, oltre a diversi impianti di ricerca e fabbricazione di combustibile, come quelli di Saluggia, Rotondella, Casaccia, Bosco Marengo e Ispra.

Nel suo intervento, Artizzu ha difeso l’operato dell’azienda, sottolineando il divario tra la percezione pubblica e l’efficienza misurata secondo standard internazionali. “Sogin, pur con i suoi difetti, è riconosciuta come un’eccellenza del settore a livello internazionale”, ha affermato, evidenziando come esista “uno scarto enorme, probabilmente senza eguali in Italia, tra la reputazione all’estero e quella nazionale”.

L’amministratore delegato ha respinto la tesi dei “ritardi strutturali”, spiegando che le tempistiche sono state condizionate dai diversi decreti di attivazione per ogni sito. Questi sono stati emanati in un arco temporale molto ampio: dal 2008 per Bosco Marengo al 2014 per Caorso, fino al 2025 per il reattore Ispra-1. Per questo, ha definito “velleitario” ipotizzare che il processo potesse concludersi già nel 2020, attribuendo le maggiori criticità ai lunghi iter burocratici e autorizzativi.

Per il futuro è prevista una forte accelerazione degli investimenti. Per il 2026, il valore dei contratti in corso ammonterà a 420 milioni di euro. Al netto dei ribassi d’asta, si stima che la spesa effettiva si attesterà tra 360 e 380 milioni, un balzo notevole rispetto alla media annua di circa 90 milioni registrata negli ultimi anni.

Artizzu ha inoltre illustrato gli ostacoli che rallentano le attività. I parametri italiani per il rilascio dei materiali decontaminati sono stati definiti “da dieci a diecimila volte” più restrittivi rispetto agli standard europei. A ciò si aggiunge la mancanza di una filiera industriale nazionale completa per il trattamento dei rifiuti: l’assenza di inceneritori di grado nucleare e di impianti per la fusione dei metalli radioattivi obbliga Sogin a ricorrere a gare internazionali.

L’obiettivo è stipulare accordi che permettano il riutilizzo all’estero dei materiali trattati, evitando così il loro rientro in Italia. Nel frattempo, l’incertezza politica sulla localizzazione del Deposito Nazionale Unico ha portato alla proliferazione di depositi temporanei, che ad oggi sono 33.

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