Smog: 5 città italiane tra le peggiori d’Europa

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Aria inquinata
Aria inquinata

La Pianura Padana si è confermata una delle aree più inquinate d’Europa. Secondo i dati 2024 raccolti dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), ben cinque delle dieci città europee con la peggiore qualità dell’aria sono italiane: Cremona, Vicenza, Padova, Venezia e Piacenza. Questa classifica si basa sulle concentrazioni di PM₂.₅, il particolato fine considerato il più dannoso per l’organismo umano.

La situazione, purtroppo, non ha mostrato segnali di miglioramento nel corso del 2025, mantenendo altissimo il livello di allerta per i residenti. I dati europei evidenziano un problema strutturale e persistente che affligge il Nord Italia, dove l’inquinamento atmosferico è diventato un’emergenza sanitaria cronica.

Il principale imputato è il PM₂.₅, un insieme di particelle microscopiche con un diametro inferiore a 2,5 micrometri, capaci di penetrare in profondità nei polmoni e di entrare nel flusso sanguigno. Sebbene l’Unione Europea abbia stabilito un limite legale annuale di 25 microgrammi per metro cubo (µg/m³), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non superare i 5 µg/m³, un valore ampiamente disatteso in quasi tutte le aree urbane del bacino padano.

Questo scarto tra le normative e le raccomandazioni scientifiche sottolinea l’urgenza di adottare politiche più severe per la protezione della salute pubblica. In ben 13 Paesi dell’Unione, oltre la metà della popolazione urbana respira aria che supera persino i limiti legali, figuriamoci quelli sanitari.

A confermare la gravità del quadro è anche il rapporto “Mal’Aria di città 2025” di Legambiente, che ha analizzato i dati del 2024 nei capoluoghi di provincia italiani. Questo studio si è concentrato sul superamento dei limiti giornalieri per il PM10 (particelle con diametro fino a 10 micrometri).

La classifica nazionale ha visto Frosinone registrare circa 70 giorni di sforamento, seguita da Milano (68), Verona (66), Vicenza (64) e Padova (61). Queste cifre superano di gran lunga la soglia di tolleranza fissata a 35 giorni all’anno, dimostrando come il problema non sia episodico ma sistemico.

La geografia della Pianura Padana, chiusa tra le Alpi e gli Appennini, favorisce il ristagno degli inquinanti, creando una sorta di “camera a gas” a cielo aperto. A questo si aggiungono le intense attività umane: traffico veicolare, emissioni industriali, riscaldamento domestico e, fattore spesso sottovalutato, le pratiche agricole intensive, in particolare gli allevamenti che producono ammoniaca, un precursore del particolato secondario.

Le conseguenze sanitarie sono documentate: aumento di patologie respiratorie come asma e bronchiti croniche, problemi cardiovascolari, e un rischio maggiore di sviluppare malattie a lungo termine. I più vulnerabili restano i bambini, gli anziani e le persone con patologie preesistenti. Serviranno interventi strutturali e coordinati per invertire una tendenza che minaccia il benessere di milioni di persone.

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