Smog Italia: meno città fuorilegge ma allarme per 2030

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Qualità aria
Qualità aria

Il nuovo rapporto ‘Mal’Aria di città 2026’ di Legambiente ha evidenziato un quadro a due facce per l’inquinamento atmosferico nelle province italiane. Se da un lato il numero di capoluoghi oltre i limiti giornalieri per il particolato fine PM10 è sceso a 13 nel 2025, rispetto ai 25 del 2024, dall’altro la Penisola resta impreparata alle nuove e più severe normative che entreranno in vigore nel 2030.

Nel dettaglio, per il 2025 la maglia nera è andata a Palermo, la cui centralina ha registrato 89 giorni di sforamento dei limiti di PM10 (fissati a 50 µg/m³ per un massimo di 35 giorni l’anno). Seguono Milano con 66 giorni, Napoli con 64 e Ragusa con 61. Tra le altre città che hanno superato la soglia si trovano Frosinone (55), Lodi e Monza (48), Cremona e Verona (44), Modena (40), Torino (39), Rovigo (37) e Venezia (36).

La vera sfida, tuttavia, riguarda il futuro. La revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria imporrà dal 1° gennaio 2030 valori molto più bassi: 20 µg/m³ per il PM10, 10 µg/m³ per il PM2.5 e 20 µg/m³ per il biossido di azoto (NO2). Se questi parametri fossero applicati adesso, il 53% dei capoluoghi italiani risulterebbe fuorilegge per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2.

Le situazioni più critiche si registrano nelle città che necessitano di riduzioni drastiche. Per il PM10, Cremona dovrebbe tagliare le sue concentrazioni del 35%, seguita da Lodi (32%) e da Cagliari e Verona (31%). Per il PM2.5, Monza si trova di fronte alla necessità di una riduzione del 60%, mentre per l’NO2 è Napoli a dover affrontare la sfida più grande, con un taglio richiesto del 47%.

L’analisi di Legambiente ha inoltre valutato il trend di riduzione degli inquinanti negli ultimi quindici anni, rivelando una lentezza preoccupante. Mantenendo il ritmo attuale, 33 delle 49 città che oggi superano il futuro limite per il PM10 rischiano di non raggiungere l’obiettivo entro il 2030. Tra queste figurano Cremona, Lodi, Verona, Cagliari, Napoli, Milano e Torino. Altre, come Bari, Bologna, Firenze e Roma, pur essendo sopra la soglia, sembrano invece sulla traiettoria corretta.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha definito i miglioramenti recenti “fragili e non sostenuti da scelte coerenti”. L’associazione ambientalista ha criticato la scelta del governo di tagliare le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, definendola “irragionevole”. Secondo Legambiente, è necessario un cambio di passo con investimenti continui in trasporto pubblico, riqualificazione energetica e interventi su agricoltura e allevamenti intensivi.

Il rapporto ha fornito anche un focus sul Lazio, dove Roma si è confermata tra le peggiori città per concentrazione di biossido di azoto, mentre Frosinone è risultata la quinta peggiore per numero di giorni di superamento dei limiti di PM10. Entrambe, insieme a Latina, superano già oggi i futuri valori europei.

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