Spalletti ha ricostruito la mentalità della Juventus

34
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio
Pubblicato il

Luciano Spalletti ha vestito i panni dello psicologo per risollevare una Juventus colpita da una serie di eventi negativi. La sconfitta subita a Reggio Emilia contro il Sassuolo ha lasciato scorie pesanti, generando “difficoltà e qualche dubbio” all’interno di un gruppo già provato da una sequenza impressionante di problemi fisici. Gli infortuni gravi che hanno messo fuori causa uomini chiave come Grabara, Yildiz, Thuram e Locatelli hanno infatti creato un clima di apprensione.

In questo contesto, l’allenatore ha capito che il lavoro più importante da fare era sulla mente dei suoi giocatori. La paura di nuovi incidenti era diventata palpabile, tanto da spingere il tecnico a una battuta emblematica per descrivere lo stato d’animo della squadra: “Abbiamo deciso all’ultimo di non scendere in campo per l’allenamento, perché con tutto quello che succede abbiamo detto: ‘non scendiamo neanche gli scalini dello spogliatoio, stiamo dentro'”. Una metafora potente per spiegare la necessità di liberare i calciatori da un sovraccarico di tensione.

In vista della successiva partita contro l’Atalanta, Spalletti ha quindi messo da parte le esercitazioni intense per concentrarsi sul dialogo e sulla flessibilità tattica. Ha proposto alla squadra un sistema di gioco differente, un 3-4-1-2 con interpreti in ruoli nuovi, come Nico Gonzalez esterno a tutta fascia e Alajbegovic a supporto delle punte Kolo Muani e Conceiçao. Questo cambiamento è stato preparato quasi esclusivamente a livello teorico, abbozzando le posizioni sul campo senza prove approfondite.

La risposta del gruppo è stata l’elemento più significativo per l’allenatore. I giocatori hanno mostrato una “grande disponibilità”, un atteggiamento che Spalletti ha definito impagabile e fondamentale per un tecnico. Questa apertura ha dimostrato che la squadra era pronta a seguirlo e a reagire compattamente alle avversità. Il lavoro mentale del tecnico toscano non è un intervento estemporaneo, ma la continuazione di un percorso iniziato fin dal suo arrivo.

Passi falsi come quelli contro Verona e Fiorentina nel finale del campionato precedente e la stessa sconfitta contro il Sassuolo sono nati da questa fragilità psicologica. Un nervosismo alimentato anche da polemiche esterne, come quelle seguite alla sfida con il Milan, quando la squadra è stata criticata per aver festeggiato troppo a lungo il gol di Gatti. La vittoria per 2-0 contro l’Atalanta ha rappresentato la chiusura del cerchio. Come ha sottolineato Spalletti nel dopogara, la capacità dei giocatori di aiutarsi a vicenda in un sistema diverso è stata “la miglior risposta che si possa dare”. Attraverso la gestione delle difficoltà e la coesione del gruppo, l’allenatore ha ritrovato la sua Juventus.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome