Spreco alimentare: piano digitale per le mense

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Spreco alimentare
Spreco alimentare

Pianificazione, tecnologia digitale e nuovi criteri per gli appalti pubblici sono le armi proposte per combattere lo spreco alimentare nella ristorazione collettiva, con un focus particolare sulle mense scolastiche. Questi temi sono stati al centro di un convegno che si è svolto a Roma, presso la Camera dei Deputati, su iniziativa dell’onorevole Maria Chiara Gadda, promotrice della legge antispreco 166/16.

L’obiettivo strategico emerso dall’incontro, promosso dalla società PlanEat, è quello di integrare nei capitolati di gara modalità specifiche per il raggiungimento dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). Tra queste, spicca l’adozione di strumenti digitali che permettono non solo di monitorare gli avanzi, ma soprattutto di attuare un’efficace prevenzione a monte.

Il problema è di dimensioni considerevoli: nelle scuole italiane, che servono circa tre milioni di pasti al giorno, si stima che una quota vicina al 30% del cibo non venga consumata. La mancanza di sistemi di monitoraggio omogenei rende però difficile avere dati precisi, rendendo ancora più urgente l’adozione di soluzioni tecnologiche per misurare e prevenire il fenomeno.

L’onorevole Gadda ha sottolineato come, a quasi dieci anni dalla legge che ha agito sulle eccedenze, sia ora di rafforzare le politiche di prevenzione. “L’innovazione digitale può aiutare le amministrazioni a definire capitolati più puntuali sul raggiungimento dei CAM e a spostare l’attenzione dal solo criterio del prezzo alla misurazione degli impatti ambientali e sociali”, ha dichiarato.

Un esempio concreto è stato portato da PlanEat, che ha presentato il progetto pilota “PlanEat Scuole” realizzato in una mensa della provincia di Pavia. Introducendo la scelta anticipata del pasto da parte delle famiglie e un sistema di pianificazione basato sui dati, il progetto ha dimostrato come l’innovazione organizzativa possa ridurre gli scarti e, al tempo stesso, rafforzare il valore educativo del servizio, superando il modello del menù unico standardizzato.

Dal mondo delle cooperative, Daniele Branca di Legacoop ha evidenziato le criticità operative ed economiche legate all’applicazione rigida dei CAM, che ha spesso causato un aumento dei costi non riconosciuto dalle stazioni appaltanti. Ha auspicato un cambio di paradigma che superi la cultura del massimo ribasso per garantire invece qualità e valorizzare gli investimenti in sostenibilità.

Giovanni Gostoli, della Rete dei Comuni Sostenibili, ha definito la mensa scolastica “un laboratorio concreto di sostenibilità”, capace di unire ambiente, salute ed educazione. Secondo Gostoli, investire in mense sostenibili migliora i pasti, valorizza le filiere corte e coinvolge attivamente studenti e famiglie.

Infine, è stato ricordato il contesto europeo, con una direttiva che impegna gli Stati membri a ridurre lo spreco in modo significativo. L’urgenza è quindi quella di adottare metriche uniformi e meccanismi premiali che incentivino la prevenzione e l’economia circolare, premiando i modelli gestionali capaci di assicurare una dieta equilibrata e sostenibile per tutta la filiera.

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