CASAPESENNA – Dopo il caso delle Marche, dove si sono accesi i riflettori sugli affari legati alla ricostruzione post-sisma, è ancora una volta un esponente dell’imprenditoria dell’Agro aversano a finire tra i protagonisti di un’inchiesta giudiziaria su presunte irregolarità nella gestione degli appalti. Al centro della vicenda, stavolta, c’è Umberto Zara, 52 anni, ex consigliere comunale di Casapesenna, carica ricoperta 17 anni fa, raggiunto da una misura cautelare interdittiva disposta dal gip del Tribunale di Potenza.
Per l’uomo d’affari è scattato il divieto, per dodici mesi, di esercitare attività imprenditoriali e ricoprire incarichi direttivi in società e imprese, limitatamente alla contrattazione, stipula ed esecuzione di contratti con la pubblica amministrazione. La contestazione nei suoi confronti riguarda un presunto subappalto non autorizzato, in concorso con l’imprenditore Marco Cerverizzo (anche lui indagato).
La vicenda riguarda i lavori per la realizzazione di aule e laboratori attraverso la riqualificazione di serre e capannoni nel campus di Macchia Romana, destinati al corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università della Basilicata. L’appalto era stato affidato alla VF Costruzioni e Restauri srl, società con sede a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, per la quale Zara svolgeva un ruolo di collaborazione e rappresentanza operativa.
Secondo l’accusa, Zara avrebbe concordato con Cerverizzo, rappresentante della ditta Pitturazioni & Isolamenti, l’affidamento di lavorazioni per un valore di circa due milioni di euro, a fronte di un contratto di subappalto da appena 500mila euro, senza la necessaria autorizzazione dell’ente appaltante.
Un accordo che gli investigatori hanno ricostruito attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Particolarmente significativo l’incontro del 26 febbraio 2026 a Modena tra Zara e Cerverizzo, durante il quale sarebbe stata concordata la cifra da inserire nel contratto. Successivamente Cerverizzo, parlando con un interlocutore, avrebbe confermato l’esito positivo dell’incontro e il raggiungimento di un accordo per predisporre un contratto di subappalto da 500mila euro.
Per gli inquirenti, il documento avrebbe dovuto rappresentare alla stazione appaltante una situazione diversa da quella reale, considerato che gran parte delle lavorazioni sarebbe stata eseguita dalla ditta subappaltatrice. Le conversazioni intercettate documenterebbero anche il tentativo di utilizzare contratti di noleggio di mezzi e distacchi di personale per consentire l’avanzamento dei lavori in attesa delle autorizzazioni.
La ditta di Cerverizzo, secondo la ricostruzione investigativa, era già operativa nel cantiere. In una telefonata del 6 marzo, lo stesso imprenditore avrebbe ammesso che la sua impresa stava lavorando all’interno del campus universitario già da un mese, nonostante l’assenza di una formale autorizzazione al subappalto.
Nell’ordinanza viene approfondita anche la posizione personale di Zara. Gli accertamenti fiscali hanno evidenziato che già nel 2023 aveva percepito dalla società modenese un reddito lordo di 36.618 euro. Il giudice richiama inoltre una precedente condanna per bancarotta fraudolenta, confermata dalla Corte d’appello di Roma nel dicembre 2023, a due anni di reclusione, con pene accessorie relative all’esercizio dell’attività d’impresa. Secondo l’ipotesi investigativa, tale precedente potrebbe spiegare il ruolo di collaboratore esterno ricoperto da Zara nella società.
Per il gip, le modalità con cui Zara e Cerverizzo avrebbero organizzato il subappalto, ricorrendo a soluzioni contrattuali e documentali ritenute simulate, evidenziano un concreto pericolo di reiterazione di condotte analoghe. Da qui la decisione di applicare una misura interdittiva anziché custodiale.
La posizione di Zara si inserisce in un’inchiesta ben più ampia della Procura di Potenza, che coinvolge complessivamente 19 indagati e riguarda diversi presunti illeciti maturati in contesti imprenditoriali e amministrativi del capoluogo lucano. L’indagine, avviata nel 2023 dopo le denunce di un’imprenditrice del settore della raccolta dei rifiuti, ha portato alla luce ipotesi di corruzione, concussione, estorsione e altre irregolarità nei rapporti tra imprese, amministratori pubblici e funzionari. Tra i filoni principali figurano presunte richieste estorsive e pressioni legate ai lavori per la realizzazione del Trauma Center dell’ospedale San Carlo di Potenza, oltre a vicende riguardanti affidamenti pubblici e attività di intermediazione finanziaria. L’inchiesta ha già portato all’esecuzione di misure cautelari personali e, successivamente, delle quattro misure interdittive della durata di dodici mesi, una elle quali ha coinvolto il 52enne di Casapesenna. Per Zara la contestazione riguarda esclusivamente il presunto subappalto illecito. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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