Superbonus: il conto per lo Stato è di 124 miliardi

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Spreco pubblico
Spreco pubblico

Nato nel 2020 come maxi incentivo per stimolare il settore edilizio e migliorare l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, il Superbonus si è trasformato in un’enorme voragine per i conti pubblici. L’idea era di offrire un sussidio pari al 110% dei costi sostenuti per la riqualificazione degli edifici, con l’obiettivo di renderli anche più sicuri dal punto di vista sismico.

La misura ha presentato fin da subito delle criticità strutturali. Il governo che l’ha varata aveva stimato una spesa complessiva di 35 miliardi di euro, confidando in un recupero tramite l’aumento del gettito fiscale. Una previsione che si è rivelata del tutto errata e che non ha tenuto conto del principale difetto del meccanismo.

Il vero nervo scoperto è stato la possibilità di trasformare il bonus in un credito fiscale cedibile a banche o intermediari finanziari. Questo ha permesso di avviare pratiche senza anticipare alcuna spesa e, in molti casi, senza nemmeno eseguire i lavori. Gli istituti di credito hanno accolto questi crediti senza rischi, poiché garantiti dallo Stato, alimentando un sistema privo di controlli efficaci.

L’emorragia finanziaria è stata arginata solo in parte dai governi successivi. Secondo i dati aggiornati dall’Enea, il costo totale del Superbonus ha raggiunto la cifra di 124 miliardi di euro, una somma pari a circa 2.100 euro per ogni cittadino italiano. Un importo sei volte superiore alla manovra finanziaria del 2025.

Questa spesa spropositata è stata gonfiata da un sistema di truffe ben collaudato. Il meccanismo fraudolento era semplice: un accordo tra il beneficiario del contributo, un’impresa edile e un tecnico compiacente. Venivano presentate pratiche per lavori dai costi gonfiati o del tutto inesistenti, si apriva un finto cantiere e si emettevano fatture per generare il credito d’imposta.

Una volta ottenuto, il credito veniva ceduto per incassare denaro contante, dopodiché il cantiere veniva smantellato. Questa prassi ha portato all’apertura di fascicoli per truffa aggravata e falso in 24 città italiane. Gli interventi hanno interessato ufficialmente oltre 500.000 immobili, tra cui 139.645 condomini e persino cinque castelli, ma questi numeri non includono i lavori “fantasma” mai realizzati.

L’epilogo di questa vicenda è un’ondata di procedimenti giudiziari che, data la lentezza della giustizia italiana, rischiano di concludersi in gran parte con una prescrizione. Nel frattempo, il salasso per le casse dello Stato non si è ancora arrestato e si stima che proseguirà fino al 2028-2029, trasformando un’opportunità di rilancio in uno degli sprechi di denaro pubblico più gravi della storia recente.

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