Sussidi UE: Greenpeace denuncia la distribuzione iniqua

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Sussidi agricoli
Sussidi agricoli

L’agricoltura europea si trova di fronte a una crisi profonda, con implicazioni sia sociali che ambientali. Invece di fungere da scudo protettivo, la Politica agricola comune (PAC) sembra aver aggravato la situazione, convogliando ingenti risorse pubbliche verso un numero ristretto di beneficiari, spesso tra i più ricchi e potenti del continente. A lanciare l’allarme è stato un nuovo briefing commissionato da Greenpeace Europa, che ha analizzato la distribuzione dei pagamenti diretti per l’anno 2024.

Le aziende agricole di piccola e media dimensione, che costituiscono la spina dorsale del tessuto rurale, sono state messe con le spalle al muro. Si trovano schiacciate da una duplice pressione economica: da un lato, i costi di produzione continuano a salire, avvantaggiando principalmente le multinazionali che forniscono fertilizzanti e pesticidi; dall’altro, il potere contrattuale della grande distribuzione e delle industrie alimentari spinge al ribasso i prezzi riconosciuti ai coltivatori. Per molti, l’unica alternativa è stata quella di ingrandirsi a dismisura o chiudere definitivamente l’attività.

A questa sfida economica si è aggiunta quella, sempre più drammatica, legata al collasso climatico ed ecologico. Gli agricoltori sono tra le prime vittime di siccità, alluvioni e altri eventi meteorologici estremi, che mettono a rischio i raccolti e la sopravvivenza stessa delle loro imprese. Un sistema che incentiva un’agricoltura intensiva, dipendente da input chimici, contribuisce a sua volta ad alimentare la crisi ambientale, creando un circolo vizioso.

L’analisi di Greenpeace, intitolata “Chi si intasca la PAC?”, ha messo in luce come il sistema di sussidi sia profondamente squilibrato. La ricerca ha dimostrato che i soldi dei contribuenti finanziano un modello in cui una piccolissima percentuale di destinatari incassa la maggior parte dei fondi pubblici. Questi pagamenti non vanno a sostenere chi ne ha più bisogno, ma finiscono in prevalenza nelle tasche di alcuni tra gli individui e le aziende più facoltosi d’Europa.

Il rapporto ha rivelato un aspetto ancora più preoccupante: tra i maggiori beneficiari dei fondi europei figurano soggetti che sono stati coinvolti in passato in violazioni di norme sociali e ambientali. Questo significa che il denaro pubblico, in alcuni casi, ha sostenuto pratiche non conformi alle leggi e dannose per la collettività e per gli ecosistemi.

L’indagine ha esaminato in dettaglio la distribuzione dei pagamenti della Politica agricola comune in sei Paesi membri: Cechia, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna. I risultati confermano una tendenza generalizzata che tradisce gli obiettivi originari della PAC. Invece di essere un’ancora di salvezza per l’agricoltura sostenibile e la natura, la politica attuale si è trasformata in un meccanismo che consolida le disuguaglianze e ostacola una vera transizione ecologica.

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